Album Reviews: Love, Lust And Revenge

  • Sono una band atipica i Mugshots, formatisi a New York City ma alla fine d’adozione italiana, bresciana per la precisione,  tanto che la label che li pubblica è la nostrana Alka Records con distribuzione Black Widow. In realtà anche la musica che producono, bella per altro, è difficile da definire… Non è prog, non è hard, non è psichedelica ma racchiude, comunque, ingredienti pescati qui e li. Il monicker, che in inglese sta per “foto segnaletiche”, ben si adatta ad un gruppo che ama raccontare storie a tinte noir, caratterizzate dalle atmosfere notturne della matrice dark del gruppo, questa volta arricchite dagli ingredienti mutuati dalle correnti sopracitate. Nothing At All è caratterizzata da tastiere in bilico tra prog seventies ed il new prog tipico dei Marillion più tradizionali. Il piano pieno di malinconia caratterizza Curse The Moon, Free (As I Am) è di derivazione bowiana e comunque lungo tutta la durata del disco si sente forte l’impronta del produttore, il chitarrista storico di Alice Cooper e Lou Reed Dick Wagner, che tra l’altro interviene nel lavoro anche con la sua sei corde. Certo è solo un ep, dura circa trenta minuti, ma è davvero ben curato, oltre che nella produzione,  nei suoni e nel missaggio (a cura di Otto D’Agnolo che ha già lavorato con Red Hot Chili Peppers e Soulfly tra gli altri….) ed è confezionato in un bel digipack. Sicuramente pone le basi per un futuro interessante, vista l’originalità della proposta.
     
     
  • Cinque brani che fanno parte della colonna sonora del thriller “Reversed”, firmato da Vince D’Amato e pubblicato da Brivido Giallo/Creepy Six Films, caratterizzati da un rock dalle fosche tinte obscure e dalle (ovvie, considerato l’utilizzo) ambientazioni cinematografiche, ove traspare pure una certa inclinazione per le proposte di Genesis ed altri felici interpreti della stagione d’oro del rock progressivo Inglese, ma riadattate con cura e personalità, ecco quanto proposto da The Mugshots in Love, lust and revenge. Un lavoro ove il processo di produzione e di perfezionamento dei suoni è stato affidato a mani peritissime (Dick Wagner già chitarrista di Alice Cooper e collaboratore di Kiss e Meat Loaf, Otto D’Agnolo per quanto riguarda il mixing, Gil Markle per il mastering) ed è stato svolto in studi qualificati tanto che è limitante attribuire al disco la patente di semplice produzione nazionale. “Nothing at all”, “Under my skin”, “Curse the moon”, “Free” e Pass the gun around” sono legati fra di loro da un filo rosso sangue che non va spezzato per non compometterne la piena assimilazione, in fatti Love, lust and revenge va ascoltato con la giusta concentrazione, meglio se in cuffia e colla mente sgombra d’ogni quotidiano cruccio. Impongono la giusta preparazione, perchè trattasi di un percorso che evocherà immagini spettrali, ingenererà stati d’ansia, d’attesa d’un evento inevitabile quanto esiziale, turberà colla sua carica morbosa; eppur la descrizione assume toni pacati, mai superando i musici i limiti d’un rock quasi cameristico seppur espresso con strumenti tradizionali. Un disco che si colloca, pur nella sua brevità, ai vertici dell’annuale messe di opere, che va isolato dal resto, perchè c’è troppa muffa che incrosta i marmi e quindi rischia di ricoprire colla sua patina di mediocrità anche chi merita ban altra attenzione, e che sopra tutto rifiuta frettolose classificazioni, tangendo generi diversi e reinterpretando regole adattandole al fine che vuole conseguire. Peccato sarebbe abbandonarlo tra le nebbie, ma forse di questo i suoi Autori non si assillano, perchè il plauso di pochi vale molto di più di quello delle ebeti masse.
     
     
  • E’ un lavoro controverso questo “Love, Lust and Revenge”. La band ha un nome che mi fa pensare a cose goth-punk, nonostante abbia alle spalle già un discreta attività discografica fatta di due album e due EP. “Love, Lust and Revenge” possiede si qualcosa di decadente in alcune melodie, ma le sonorità sono nettamente sul rock anni ’70, tra la sua variante progressive e un cantante che potenzia questo effetto perché ricorda Peter Gabriel e quindi il tutto fa un po’ Genesis. C’è anche un lato vagamente hard rock, ma nella sua versione romantica, tipo Uriah Heep. Cosa gradevole, gli amanti ne apprezzeranno, ma è pur vero che tutto quanto ha qualcosa di nettamente derivativo. Sonorità pulite e retrò, songwriting che si rifà a modelli andati, ed ecco che i The Mugshots dichiarano questa appartenenza all’old style, ma facendolo con poche idee proprie. Ad esempio “Free (As I Am)” potrebbe sembrare uno scarto dei Free, i Genesis saltano fuori in “Under My Skin”. Queste cinque canzoni che formano l’EP sono gradevoli, senza dubbio, ma non rivelano una personalità netta per i The Mugshots italiana. Riconosco che Dick Wagner (chitarrista e collaboratore per Lou Reed, Alice Cooper e molti altri) ha svolto un lavoro eccellente nella produzione, ma è anche l’unico a rivelare un tocco particolare con la sua chitarra solista prestatasi alla band. Proprio lui che della band non ne fa parte.
     
     
  • Nuovo EP per i nostrani The Mugshots, definiti come una "dark rock band" e caratterizzati da liriche che hanno come tema principale gli omicidi. Il disco si apre con Nothing At All, una ballad che richiama le sonorità anni '70, sonorità che sono presenti anche nella successiva Under My Skin. A spezzare questa monotonia arriva la tetra Curse The Moon, sicuramente uno dei pezzi più interessanti di questo lavoro. Free (As I Am) vede la collaborazione di Dick Wagner che si cimenta in un piacevole duetto vocale con Mickey Evil, per il resto è un brano piuttosto scontato. Chiude il disco Pass The Gun Around dotata di un refrain magico e di un ottimo assolo, forse il picco più alto raggiunto dalla tracklist. 

    Per concludere, questo non è un EP particolarmente brillante che però riesce a "salvarsi" grazie a due brani di gran classe (Curse The Moon e soprattutto Pass The Gun Around). Se amate questa band o questo tipo di musica è comunque un disco che potete considerare.
     
     
  • Gli horror rockers bresciani The Mugshots, dopo diverse uscite, sono ormai una garanzia per chi ama certe sonorità che attingono da mostri sacri quali Alice Cooper, Joy Division, Marillion e Misfits.

    Questo Ep di cinque brani, dove svetta la strepitosa ballad Nothing At All (che meriterebbe una visibilità mondiale) farà la gioia di tutti quelli che cercano nella musica il feeling autentico più che l'irruenza o la velocità.

    Loro lo definiscono Elitarian Undead Rock e se li seguirete dal vivo capirete cosa significa.

    Consigliati!

  • Da dove saltano fuori questi? E dire che la copertina in stile Thick As Brick poco m’attirava. E dire che la foto dei cinque virgulti ammaccati all’interno di una macchina, m’aveva fatto pensare a Una Notte Da Leoni! E invece, eccomi tra le mani un cd eccezionale, tanto bello quanto semplice. Ma di quel semplice, che poi tanto semplice non è! Quelle che all’apparenza hanno sembianze di innocue canzoncine, si rivelano qualcosa di più. Durante l’ascolto mi sono trovato a snocciolare il rosario delle influenze: toh, qua sento i GenesisbarraMarillion, qui Alice Cooper (beh, il monicker scelto parla chiaro). No anzi sono rock and roll, non è forse Elvis questo? Sì, sì, sì. Perché i Mugshots sono tutti questo, e lo sono in modo omogeneo. Non zompetti da un brano all’altro sentendoti sballottato tra le influenze, c’è una sorta di coerenza tra le singole canzoni che rende tutto credibile e appetibile. E’ come se la band masticasse 60 anni di rock and roll, per poi passarci un bolo facile facile da digerire. A dare una mano alla band ha pensato Dick Wagner (già chitarrista di chitarrista di Lou Reed e Alice Cooper e collaboratore di Peter Gabriel, Ray Manzarek, Kiss, Aerosmith, Meat Loaf), che non solo si è seduto dietro la consolle per produrre il disco, ma ha anche arrangiato e suonato i cinque brani presenti su questo Ep. Ma Dick non è l’unico padrino dei nostri connazionali, infatti nel booklet appaiono anche le referenze firmate da Clive Jones (Black Widow), Matt Malley (Counting Crows). Un album dal respiro internazionale, che conferma la regoletta che nessono è profeta in patria (il combo ha maturato una certa esperienza negli USA). Spero che questo Ep possa scardinare anche le porte del mercato nazionale a questi ragazzi, che si sono dimostrati una delle realtà più fresche, interessanti e divertenti dell’asfittica scena italiana.
    Voto: 8/10
     
     
  • I The Mugshots sono una formazione dalla doppia origine. Nati in America e popolata da musicisti d’oltreoceano (contribuisce al sound della band anche di Dick Wagner, noto producer) sono stati fondamentalmente adottati da noi italiani. La stessa etichetta che ha prodotto l’ultimo loro capitolo discografico è l’italianissima Alka Record Label, ma la proposta dei nostri è tutt’altro che tipicamente italiana. Non aspettatevi rock diretto, così come l’artwork fa immaginare: già l’opener Nothing At All spiazza completamente, le sue tastiere ricordano certo progressive rock settantiano che poi sfocia in un art-rock più maturo (Marillion?!) lasciando un alone di inconsistenza ad un orecchio superficiale. Dimenticate riff e puro arrivismo: sono le ambientazioni e le melodie di tastiere che reggono il gioco. Sulla base di questa matrice si costruiscono armonie nostalgiche e stilosi passaggi romantici che saccheggiano molti degli insegnamenti della scena psichedelica del passato e ne conferiscono un animo quasi da musical (un pò forte come concetto data la lunghezza esigua dell’album che non raggiunge i 30 minuti, ma rende bene l’idea). Tracce tutt’altro che dirette né brevi (nessuna sotto i cinque minuti), segno di una certa ricercatezza stilistica che però non introduce vere e proprie innovazioni musicali ma rivisita un certo concept di rock di un’altra epoca aggraziandolo con una produzione di un certo livello.
     
    Con Free (As I Am) la chitarra prende il sopravvento ma manca (per scelta) quella dose di groove (o di puro prog) che trascinerebbe l’intero brano e smuoverebbe gli animi; a metà corsa il sound diventa davvero troppo morbido e sfuma l’occasione di dare passione al brano, di esplodere in una verve che solo l’irriducibile rock è in grado di produrre. Con Pass The Gun Around la musica nel suo concetto trasversale conquista la scena, completamente influenzata dalle innumerevoli lezioni di David Bowie. Buona musica da colonna sonora o da sfondo per un musical. Niente di più.
     
     
  • Certe volte ci chiediamo il perché di certe uscite, perché ancora nel 2013 ci si ostina a pubblicare album dal sound vecchio, suonato e strasuonato, tanto che in alcuni casi le band in questione propongono non un loro prodotto, ma un disco di un altro gruppo. Questo, ahimè, è il caso dei Mugshots.
     
    Essi, formatisi nel 2001, sono statunitensi, prodotti da Dick Wagner (per chi non lo sapesse, chitarrista di Lou Reed e Alice Cooper, fra gli altri), sotto l'egida della label nostrana Alka Record, e hanno pubblicato finora due full length e due EP prima di rilasciare quest'anno il terzo extended play "Love, Lust and Revenge", accolto molto bene dalla critica.
     
    Dal nome e dalla copertina del disco potrebbero apparire come una band post-punk/gothic rock, e anche i cinque stessi ragazzi usano i termini "dark rock" ed "elitarian undead rock" per descrivere il proprio sound, ma appena comincia a girare l'album possiamo sentire un evidente progressive rock settantiano, proprio come quello di una volta. Ciò farebbe piacere se le canzoni non fossero una spudorata copia dei Genesis e se il cantante non ricordasse Peter Gabriel; ecco perché questo disco, alla fin fine, delude: non propone nulla di innovativo o quantomeno di personale, ed io stesso l'avrei scambiato per un disco dei Genesis e non di una band nostrana.
     
    Purtroppo è un dispiacere affermare ciò, ma ascoltando pezzi come "Nothing at All", "Free (As I Am)" e "Pass the Gun Around" (l'unica sufficiente, anche grazie al meraviglioso assolo, fra queste), per quanto siano coinvolgenti, si capisce come si ha davanti una mera emulazione e non un prodotto vero e proprio. La ritmica, le progressioni di accordi, le parti vocali e solistiche sono tutte rubate, non c'è praticamente una canzone che sia davvero buona. 
     
    È questa l'impressione finale, e mi chiedo come possa leggere in giro recensioni entusiastiche che parlano dei Mugshots come una delle realtà migliori del nostrano panorama musicale. Un vero peccato, perché questi cinque musicisti potrebbero davvero fare meglio di così. "Love, Lust and Revenge", in definitiva, è un semplice EP che non lascia nulla al bagaglio culturale dell'ascoltatore.
     

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