Album Reviews: Something Weird

  • Qualcosa di strano; non c'è titolo più adatto per questo disco che la band descrive come theatrical rock. In effetti in modo cangiante ma ottimamente fuso possiamo trovare diversi elementi in quest'album dal mod inglese che ricorda i Jam dell'iniziale Introitus più The Circus al doom, al prog, alla psichedelia. Il cast di ospiti è veramente notevole e la lista è lunghissima: Matt Malley dei Counting Crows, Tony "Demolition Man" (Venom Inc., Atomkraft), Mike Browning (Nocturnus AD), Steve Sylvester (Death SS), Freddy Delirio (Death SS, H.A.R.E.M.), Martin Grice (Delirium), Manuel Merigo (In.Si.Dia), Ain Soph Aour (Necromass), Andrea Calzoni (Psycho Praxis) ed Enrico Ruggeri. 

    La provenienza da aree musicali così variegate dà l'idea di un'opera multiforme che tuttavia mantiene una sua coesione e un filo narrativo che possiamo ricondurre sotto l'ombrello di un'attitudine libera, fresca ed accattivante. Più che qualcosa di strano, abbiamo qualcosa di fantasioso e fuori dagli schemi, una cosa che non siamo più abituati a riconoscere così frenati dalle categorizzazioni di genere. 

    Il ritmo allegro in levare e tastiere frizzanti si aggirano dalle parti del prog e dello space rock (Rain) per poi passare al goth e al doom lento e romantico di I Am An Eye con atmosfere nebbiose e morbose guidate da synth che ricordano i Paradise Lost (An Embalmer's Lullaby Part Two) o la migliore dark wave inglese. Questa avvolge l'ascoltatore in un manto di pathos crepuscolare con melodie cullanti (Sentymento) e voci sospese nell'aria (Pain). C'è un'aura stregonesca e leggermente occulta che permea tutto il disco, sia quando vira più verso il metal (Scream Again) che quando si concede a languidi voli pindarici degni degli Hawkwind (Dusk Patrol). 

    Indubbiamente la lunghissima esperienza di tutti i musicisti coinvolti ha permesso di forgiare musica di qualità e con un suo sapore affascinante e composito. Il raga indiano Grey Obsession dal tenue sapore anni '60 con un flauto seducente e una voce vellutata ci porta in territori onirici. Davvero qualcosa d'interessante. 

  • Qualcosa di grande.

     

    Il quarto album dei messia dell'horror rock, guidati dal cantante Mickey E.Vil, corona il percorso compiuto sin qui.

    Su una base hard rock, il quintetto amplifica sia le influenze progressive, con l'organo che primeggia, che quelle glam e punk sbilenco, tra Marc Bolan e Ian Dury, e certa new wave, con i musicisti che sviscerano sonorità coraggiose.

    A riprova di un'ampiezza di vedute concessa a pochi, un cast di ospiti variegato da Enrico Ruggeri a Steve Sylvester. Album che non finisce mai di stupire.

    Gianni Della Cioppa

     

  • Si è sempre sostenuto che il cosiddetto progressive escludeva il punk. O viceversa. L'uno era l'antitesi dell'altro.

    E invece, con questo gruppo, che annovera tra le proprie fila membri di Death SS, le due cose si mischiano. Con esiti, devo dire, interessanti, sorprendenti.

    Immaginate certe movenze tipiche del rock progressivo suonate con la grinta/grezzezza tipiche del punk. I Mugshots vi spiazzano.

     

     

     

     

     

     

     

  • Mickey E.Vil da diversi anni regge le fila di questa band bresciana che, noncurante di mode e tendenze, ha portato avanti con coerenza un mix personale di heavy rock e new wave, 

    con riferimenti diversi che vanno da Alice Cooper ai Lords Of The New Church.

    Nel loro cammino hanno collezionato collaborazioni eccellenti, come quella di Dick Wagner, mentre qui troviamo Freddy Delirio, che si occupa anche della produzione, Enrico Ruggeri, Steve Sylvester e moltri altri.

    Dark rock di prim'ordine, dal sapore teatrale, con un songwriting ricco e vario, dalle cui pieghe emergono citazioni, è vero, ma si tratta per lo più di musica davvero originale, sempre in bilico tra tensioni post punk e vorticose partiture heavy gotiche, in forma sempre più matura.

    GOTHIC ROCK AT ITS BEST

     

  • Che cosa potrà mai combinare un pittoresco ensamble bresciano in collaborazione con un variegato manipolo di ospiti del calibro di Matt Malley (Counting Crows), Tony “Demolition Man” Dolan (Venom Inc., Atomkraft), Mike Browning (Nocturnus AD), Steve Sylvester (Death SS), Freddy Delirio (Death SS, H.A.R.EM.), Martin Grice (Delirium), Manuel Merigo (In.Si.Dia), Ain Soph Aour (Necromass), Andrea Calzoni (Psycho Praxis) ed Enrico Ruggeri? Sicuramente Qualcosa di Strano … e di geniale, aggiungo dopo aver ascoltato questo sorprendente “Something weird”.
     
    I The Mugshots, già artefici di svariate pubblicazioni discografiche (tra cui un Ep prodotto dal mitico Dick Wagner!) raggiungono la “maturità” artistica con un Cd appassionante, capace di consolidare i temi esposti nei lavori precedenti in maniera incisiva e focalizzata, in un vorticoso melange di dark, punk, new-wave, psichedelia e scorie prog.
     
    Dodici canzoni straordinarie, dal carattere inquietante ed evocativo pur se impregnato di linee melodiche accattivanti, cangianti nella disinvolta convivenza tra differenti culture musicali, ricche di riferimenti (Gun Club, Misfits, The Sisters Of Mercy, The Seeds, Atomic Rooster, il primo Alice Cooper, …) amalgamati in modo da conferire alla “sceneggiatura” generale una notevole personalità propria. 
     
    Le ottime capacità interpretative di Mickey E.Vil conferiscono ulteriore pathos a composizioni tanto estrose quanto orecchiabili, un aspetto evidente fin da "The circus”, un gioiellino di ombroso punk-psych, introdotto dall’irresistibile forza ammaliatrice della breve “Introitus”. Si prosegue con le atmosfere danzerecce di “Rain”, mentre in “I am an eye” il clima si fa più cupo e occulto, con le tastiere di Delirio (anche produttore dell’opera) impegnate a gonfiare di oscuri presagi il cielo sonoro di un brano ancora una volta piuttosto “impressionante”.
     
    L’armonia arcana di “An embalmer’s lullaby Part. 2” precede uno strumentale viscerale e visionario come “Ophis”, e se vi chiedevate cosa c’entra Ruggeri con tutta questa “bella roba” è giunto il momento di scoprirlo … in“Sentymento” la sua voce si combina ad arte con quella Alice Cooper-esca del titolare del microfono, piazzando l’ennesimo “colpo a effetto” di un programma irreprensibile. “Scream again”, con Steve Sylvester e Ain Soph Aour, conferma l’appagante trend attraverso un grumo di conturbante morbosità, “Grey obsession” sfrutta la competenza di Browning, Malley e Grice per confezionare un incantesimo in note rituale ed esotico e “Dusk patrol” ammansisce la furia “demolitrice” di Dolan, il quale diventa il beffardo narratore di un suggestivo e magnetico frammento sonico. I riverberi vaporosi della vagamente Ozzy-ana “Pain” (bello il solo di “Manny” Merigo) e le trame dilatate della liquida “Ubique”, in chiusura, arrivano a completare un livello di seduzione veramente elevato e intenso. 
     
    Una prova oltremodo convincente, un ascolto ideale per gli tutti gli spiriti notturni assetati di creatività.
  • “Something Weird” è l’evocativo titolo scelto dagli italiani Mugshots per il loro nuovo album, realizzato con l’idea di ripercorrere tre lustri di carriera in cui la band ha dimostrato di saper praticare parecchi generi con gli stessi ottimi risultati. Sono dodici i brani che compongono "Something Weird”, ed è impressionante il numero di artisti che ha collaborato alla produzione di un disco di pregevole fattura, da Matt Malley dei Counting Crows a Tony "Demolition Man" Dolan dei Venom Inc., fino al nostro Enrico Ruggeri con il quale i Mugshots duettano nella riuscitissima "Sentymento". L’album è stato a più riprese definito “un’opera theatrical rock” perché si tratta dell’esplorazione, a 360°, di un ambiente per il quale i Mugshots rappresentano dei veri e propri punti di riferimento.

    L’immaginario di “Something Weird” è carico di riferimenti al mondo dei fumetti e dell’horror, di richiami agli anni settanta, di darkwave e di hard rock, ma anche di metal e punk. Il risultato è un’opera che riesce a inglobare tutto ciò, in cui si passa dalle atmosfere glam di “The Circus” e “Rain” in apertura a pezzi che disegnano scenari gotici. È con la violenza e l’elettricità del brano successivo (“I Am An Eye”) che, comunque, i Mugshots regalano la prima vera perla del disco. La seconda, quasi in chiusura, è “Pain”, con il suo sound dark. Il quarto album dei Mugshots è il più completo, una sorta di summa di una bella storia che speriamo possa continuare ancora a lungo.

  • I The Mugshots sono italiani, sulla scena da una quindicina di anni, e lo fanno strano. Il rock.
     
    Sotto l'insegna della Black Widow Records, sempre attenta a carpire le pulsazioni più originali che si agitano nel panorama italiano, la band pubblica il nuovo "Something Weird" etichettandolo come "theatrical rock", un termine senz'altro azzeccato. Abbiamo a disposizione un calderone ribollente di varietà sonore, che spaziano con disinvoltura dal punk al prog, al doom, alla psichedelia, con addosso sempre un gusto teatrale, appunto, che recupera le atmosfere horror di Alice Cooper, di Rob Zombie, fino al Rocky Horror Picture Show. E per fare le cose ancora più strane, i The Mugshots radunano nel loro teatro bizzarro una sequela di ospiti, italiani e internazionali, tanto illustri quanto variegati. Ci si stupirà nel trovare tra i solchi dello stesso album, gente come Matt Malley dei Counting Crows, Tony "Demolition Man" Dolan (ex-Venom), Steve Sylvester (Death SS), Martin Grice (Delirium), Manuel Merigo (In.Si.Dia), e addirittura a Enrico Ruggeri. Questo dà la misura del multiforme organismo rock che vive in Something Weird, una rappresentazione senza regole pur maneggiandole e mescolandole con sapienza, le regole.
     
    Il ritmo è accattivante fin dalle prime note, caratterizzate dalle tastiere horror, e sfociante nel riff elettro-punk di 'The Circu', con la voce nasale e sbeffeggiante di Mickey Evil condita da risatine maligne in sottofondo. La successiva 'Rain' ha un approccio alla Ramones di Pet Semetary, per poi distendersi in un viaggio space rock guidato dai synth uniti a un bel basso pulsante, con il ritornello molto accattivante ripetuto in modo ossessivo con la compagnia di una voce femminile. Straniante e malata.
     
    'I Am An Eye' è uno dei pezzi forti del lavoro, un doom lento e romantico dalle tinte goth, dove l'ospite Freddy Delirio impreziosisce il tutto con le sue fughe a cavallo dei tasti d'avorio. Anche qui le melodie tracciate dai The Mugshots sono malate ma decisamente accattivanti, segno di un gusto pop in grado di dare quel tocco vincente alle composizioni. La coda sinfonica si spegne al rintocco di una campana mortifera, e accende 'An Embalmer's Lullaby', anch'essa associabile a un goth tetro e morboso, dove con l'immaginazione possiamo ammirare i Paradise Lost in un cimitero, che si cullano nella depressione suonando in compagnia di Mozart ubriaco all'organetto.
     
    La strumentale 'Ophis' è una dolente marcia rock infettata dai synth, con romantiche pennellate di chitarra e un coro di voci bianche, proscenio a 'Sentymento' interpretata assieme a Enrico Ruggeri, possibile pietra dello scandalo per i meno open mind, ma vera gemma per chi sa affrontare le stravaganze più curiose con il giusto approccio mentale. 'Sentymento' è un pezzo pop-rock dall'atmosfera stregonesca, occulta, e il vocione di Ruggeri si sovrappone a quello di Mickey Evil con la giusta teatralità macabra, che è un po’ la caratteristica di tutto il circo messo in piedi dai The Mugshots.
     
     
    'Scream Again' è la traccia più metal, complice la presenza di Steve Sylvester, e l’interpretazione di Mickey si fa più vicina a quella di un Alice Cooper con venature "nasali" stile Ozzy. La fuga di tastiere, ancora ad opera di Freddy Deliro, accompagna Sylvester nel vortice finale del pezzo, regalandoci sentori di Profondo Rosso e Suspiria.
     
    Poi si capovolge tutto con 'Grey Obsession', un raga dal sapore indiano, molto retrò, impostato dalle ritmiche di Matt Malley e pervaso dal flauto ipnotico di Martin Grice. Cullante, drogato, un tappeto volante che attraversa gli strati siderali dell'Universo. La maligna 'Dusk Patrol' è praticamente un intermezzo, dove troviamo la recitazione infernale di Tony Dolan che si affaccia dai gironi infernali per annunciare il dolore. 'Pain', un’altra squisitezza di "Something Weird", pezzo solido dall'andatura lenta, i Ghost meglio dei Ghost, una distesa di bruma metafisica e horror, gli spettri che solcano i cieli cupi della nostra mente. E l'assolo di Manuel Merigo che sublima il fade out in chiusura è davvero azzeccato. L'ultimo numero di "Something Weird" è la breve strumentale 'Ubique', che ci lascia con il suono di un ECG piatto. Fine, sipario, il teatro chiude per il momento.
     
    "Something Weird" è il titolo perfetto per l’opera in esso contenuta, uno spettacolo multiforme inscenato con ottime capacità strumentali da musicisti navigati che sanno maneggiare le varie forme dell'hard rock, e che non hanno paura di osare. Dischi come "Something Weird" servono, e molto, all’interno di un mercato sempre più guasto e ripetitivo, regalano “un'esperienza d’ascolto”, qualcosa che oggi si va man mano perdendo, perché spesso e volentieri i dischi si esauriscono nel giro di pochi ascolti o finiscono per l’essere un mero sottofondo mentre si fa altro. I The Mugshots propongono qualcosa di strano, sì, ma anche di coraggioso se si ha una mentalità un poco aperta. Per questo il loro spettacolo bizzarro va applaudito e vale il prezzo del biglietto.
  • Prima di commentare questa incisione è d’obbligo inquadrarne anzitutto il genere: Rock, dark, punk, horror, prog. Un rock d’annata, un dark molto poco cupo, un punk di classe per niente grezzo, un horror halloweeniano da zombies a colazione, un prog accennato molto fluido.
    Sarebbe difficile aggettivare lo stile dei bresciani Mugshots con meno definizioni.
    Manca solo il giudizio, personale, parziale o soggettivo che sia, ma comunque quanto più spassionato mi sia possibile: accattivanti, simpatici, bravi, intelligenti e spiritosi.
    Insomma una bella incisione, per la quale sono stati supportati da Freddy Delirio dei Death SS alla produzione e si sono avvalsi di collaborazioni del calibro di Matt Malley (ex-Counting Crows), Tony Dolan (Venom Inc.), Steve Sylvester e di un inedito Enrico Ruggeri alle prese con l’idioma anglosassone, ma comunque riconoscibilissimo nella traccia intitolata “Sentymento”.
    In stile anche la grafica di accompagnamento ad opera di Enzo Rizzi, bravissimo illustratore, già noto nel mondo del comics horror.
    Non prediligo il punk e non sono un appassionato di dark rock eppure l’album mi è piaciuto e non poco.
    L’inaspettato accostamento del punk a certe strutture prog (che è invece il genere che preferisco) è stato invece ciò che mi ha più piacevolmente colpito.
    Insomma ancora una conferma di stile per la Black Widow Records....e quale etichetta poteva essere più azzeccata!!
  • VOTO – 90
    PER CHI ASCOLTA – Hard ‘n’ Heavy…and more
    La definizione più adatta al sound di questo misterioso gruppo,del quale non conosco purtroppo nulla d’altro, è comunque senz’altro e per loro stessa ammissione “Theatrical Rock”. Se la loro immagine si colloca fra Death SS e Atroci, la musica proposta da Mickey Evil on vocals, Priest on guitars, Erik Stayn alle keyboards, Eye Van on bass e Gyorg II on drums, è un micidiale mixing fra
    Psichedelia, heavy prog, doom, dark wave, gothic rock, influenze space e preponderanti componenti pop punk a là Ramones che fungono da collante al tutto. Insomma un quadro assai composito ma piacevole all’ascolto e ottimamente eseguito e se “The Circus” sembra scritta e suonata da Dave Brock and company, la seguente “Rain” è divertissimo heavy rock …and dance! Al contrario la dark and doomy “I Am an Eye” è in equilibrio sommario fra horror music e heavy prog e se “An Embalmer’s Lullaby part two” è dark wave allo stato selvaggio, “Ophis”è il sentito omaggio del gruppo ai Ramones. La tenebrosa “Sentymento” è quasi gothic, nel suo essere immolata sull’altare dei Paradise Lost, con un inedito e comunque credibilissimo Enrico Ruggeri on vocals. La track comunque migliore dell’intero lavoro e senz’altro l’heavy horror spettrale di “Scream Again”.
    Con un’ispiratissimo Steve Sylvester on vocals, spalleggiato dal feroce Ain Soph Aour dei Necromass. Se “Grey Obsession” è heavy prog venato ancora da imputs dark wave impreziosito dal flauto di Martin Grice dei Delirium, l’ipnotica e pesantissima “Dusk Patrol” si fregia delle vocals virulente di Tony ”Demolition man” Dolan dei Venom,  mentre la conclusiva “Ubique” riprende gli stilemi degli Hawkwind, pur con predominanti influenze ancora dark wave. Insomma, un gruppo sicuramente di pazzi, ma assolutamente geniali nel loro essere assolutamente personali pur proponendo musica del passato, presente e …futuro??? La produzione è ottima e l’artwork pure per un lavoro da non perdere assolutamente. 
  • I Mugshots sono uno di quei gruppi che ti mettono in difficoltà. Ogni volta che pensi di essere riuscito ad inquadrarli ecco che ti spiazzano nuovamente.
    Provengono da Brescia, sono attivi dai primi anni 2000 e questo è il loro quarto full-lenght (ma all'attivo ci sono anche alcuni singoli). Il loro sound è un originale mix di hard rock, punk, dark e new wave, con qualche influenza psichedelica e garage, il tutto proposto con un piglio molto teatrale, come certi Death SS o l’Alice Cooper dei tempi d’oro… confusi?? La cosa incredibile è che tutte queste influenze vengono fuse in modo coerente, in un sound che risulta multiforme ma coeso e non particolarmente ostico.
     
     
    In Something Weird sono presenti una gran quantità di ospiti: Steve Sylvester impreziosisce il bellissimo horror rock di “Scream Again”, in cui sono presenti anche le tastiere di Freddy Delirio e le backing vocals di Ain Soph Aour (Necromass), mentre nel decadente pop-wave di “Sentymento” è addirittura Enrico Ruggeri a duettare con uno stravolto Mickey Evil. 
    “The Circus” ha chitarre punk ma anche sintetizzatori memori dei Roxy Music, “An Embalmer’s Lullaby Part Two” è dark wave gotica, mentre la grandiosa “I Am An Eye” è caratterizzata da atmosfere plumbee e orrorifiche, sottolineate da un organo inquietante. “Grey Obsession” sconfina addirittura in territori progressive, con un flauto sognante e percussioni esotiche, Tony “Demolition Man” Dolan (Venom) è protagonista con la sua voce maligna nella breve “Dusk Patrol”, preludio alla meravigliosa “Pain”, lenta e angosciante, con un gran lavoro delle chitarre (ospite in questo brano Manuel Merigo degli In.Si.Dia.). In chiusura lo strumentale “Ubique”, fonde elettronica e dark wave.
     
    Something Weird è un’opera spiazzante ma coraggiosa, affascinante e creativa, che merita di essere ascoltata da chiunque si professi un rocker privo di paraocchi.
     
    8/10
  • Progetto davvero curioso e coinvolgente questo degli italiani Mugshots pubblicati dalla sempre attenta Black Widow: la loro musica ci viene presentata sotto l’etichetta “Theatrical Rock Music”. Ascoltando il disco non si può a fare meno di notare che questa definizione non sia in effetti fuori luogo. In realtà già il titolo del’album Something Weird ben introduce le atmosfere che andremo ad ascoltare: “weird”, nel senso di bizzarro, strano e coinvolgente è il termine che ritengo piu’ calzante per etichettare la musica dei Mugshots.

    Sicuramente ci sento l’energia del punk dei Ramones e dei Gun Club e del vecchio garage-punk dei ’60. Ma, in realtà, la musica è all’insegna dell’eclettismo piu’ sfrenato e possiamo così ascoltare ambientazioni space-rock, prog e gothic-rock senza che venga mai meno la coesione. Molto sorprendente è poi la presenza degli ospiti: troviamo infatti personaggi carismatici come Steve Sylvester, Tony ‘Demolition Man’ Dolan, Freddy Delirio assieme ad Enrico Ruggeri! Il celebre cantante presta la sua voce in “Sentymento”, una traccia molto gothic-metal.

    Altrove le atmosfere sono meno oscure e si avviciano alla psichedelia come nela travolgente “The Circus”. Le onnipresenti tastiere riescono a dare un tocco prog anche in pezzi decisamente rock e tirati come “Rain” e l’orrorifica “I Am An Eye”, caratterizzata dalla tastiere maquiloquenti e oscure di Freddy Delirio. Da segnalare anche la tiratissima “Ophis”, suonata solco del punk piu’ energico ma inframmezzata da momenti piu’ pacati e d’atmosfera vicini al prog. Nel complesso Something Weird si rivela un ottimo disco, molto coinvolgente che mi sento di consigliare caldamente agli amanti del  del gothic-rock, del dark e della psichedelia.

  • I Mugshots, in circolazione dal 2001, fondono in maniera sorprendente hard rock, progressive, dark wave inglese e doom, con ambientazioni horror degne di certa fantascienza americana d’annata. Il loro è un vero sincretismo musicale, con influenze ed ispirazioni varie, che scorrono liberamente fra le dodici tracce di Something Weird, senza mai fossilizzarsi in un’unica direzione stilistica. Sfuggire alle definizioni pare essere la regola del gruppo, sorto, del resto, come incrocio tra lo shock rock di Alice Cooper e il punk sofisticato e barocco degli Stranglers. I Am an Eye è un omaggio a Philip K. Dick: un gothic metal cadenzato e molto romantico, con atmosfere di synth che possono ricordare i Paradise Lost. Rain e Dusk Patrol – quest’ultima vede ospite Demolition Man dei Venom – sono più orientate sullo space rock, di marca Hawkwind, mentre Sentymento si segnala per la crepuscolarità del suo pathos melodico. Scream Again, con Steve Sylvester alla voce, ci riporta su lidi più occult-metal, sempre all’insegna di una grande qualità musicale e con sapori affascinanti quanto compositi. Grey Obsession, con il suo flauto in bella mostra, è invece una sorta di inno onirico. Domina, quasi ovunque, la componente teatrale: gli scenari musicali mutano di continuo forma, le aree stilistiche attraversate sono molteplici, l’opera dei Mugshots è variegata e multiforme. Il risultato finale mostra così un’attitudine libera, accattivante e fresca: è qualcosa di fantasioso e di fuori dai canoni abituali, eppure ancorato alla tradizione. Impressionante, poi, è il numero degli ospiti coinvolti: cito soltanto, oltre a Demolition Man e al leader dei Death SS, Martin Grice, Enrico Ruggeri e Freddy Delirio alle tastiere, il cui apporto è importantissimo per la riuscita finale di questo eccellente lavoro.

  • A distanza di tre anni i The Mugshots rilasciano il loro nuovo album, Something Weirdancora una volta per la Black Widow Records.
    L’album costituisce una svolta legata alla maturità musicale della band, sintetizzata dal pieno possesso degli aspetti compositivi, influenzati precedentemente - e positivamente - dall’opera diDick Wagner.
    L’attore principe è il leader della band Mickey E.Vil, coadiuvato dai suoi naturali compagni di viaggio e dall’alchimista Freddy Delirio che, oltre al contributo tastieristico, si è occupato con pieno successo della produzione.
     

     
    Sono dodici i brani che compongono un disco costituito da liriche di peso, dove l’argomento “morte” emerge ad ogni angolo, trattato come rappresentazione del quotidiano con la voglia di entrare nelle pieghe utilizzando un taglio psicologico, mischiando la didattica alla voglia/necessità di esorcizzazione. A fare da complemento e da cornice agli aspetti concettuali troviamo un sound variegato, che segue gli amori e le esigenze musicali della band, e che contribuisce a realizzare scenari distopici che si trasformano in singoli movie, brano dopo brano.
    Se è consolidata l’idea che all’interno della sfera progressiva sia possibile trovare ogni tipo di sonorità e la libertà sia elemento imprescindibile, si può anche affermare che, in questo caso, il “noire” che salta fuori nel susseguirsi degli episodi abbia delle precise connotazioni metalliche, ed emerga fortemente il concetto di “punk”, non tanto per l’assonanza musicale ad un genere passato, ma per l’idea di rottura degli schemi, di cambiamento, di tentativo di trovare una via del tutto nuova, rimanendo all’interno dell’ortodossia.
    Gli aspetti teatrali, gli ipotetici commenti da movie e l’efficacia dell’artwork, sono il pane quotidiano di questa giovane e sorprendente band che lascia largo spazio all’interazione tra visual e atmosfere, come è testimoniato nel video a seguire.
    La strada intrapresa richiede coraggio, ma credo che la soddisfazione principale per chi fa musica propria sia la creazione di un’identità precisa, una riconoscibilità che significa distinzione e quindi originalità.
  • The Mugshots sono italiani, ma si formano a New York City nel 2001, durante una visita alla città. Il loro nome è stato ispirato dall'album DaDa del 1983, di Alice Cooper.
    "Something Weird" è il quarto album di The Mugshots, band che suona musica che parte dal rock per sconfinare verso il post punk, la new wave e il rock duro.
    Dalla copertina di Enzo Rizzi si evince l'amore per i fumetti, dai testi traspare la passione per l'horror e le musiche oscure. Daltronde l'etichetta "Black Widow Records" è un segno distintivo.
     
    Molti gli ospiti, tra cui vorrei citare Enrico Riggeri che canta sulla convincente "Sentymento" e Steve Sylvester dei Death SS che canta su "Scream Again". Gli altri ospiti li potete leggere nelle note.
    L'intro "Introitus" mi ha ricordato gli Stranglers: il loro connubio tra chitarra e tastiere, è il carattere distintivo della band, ed è presente in quasi tutti i brani. Un po' fuori dal contesto "Grey obsession", psichedelica ed introspettiva, nel suo ritmo rallentato e rarefatto.
    Interessante l'idea di diversificare le voci con l'utilizzo di diversi cantanti e filtri sulla voce.
    "Something weird" è un lavoro interessante per gli appassionati del genere rock con connotazioni post punk, accenni prog e memorie wave.
     
    Il cd ha la classica confezione jewel box di plastica, con un libretto interno di 16 pagina dove sono presenti i testi dei brani. Bella la copertina e il retrocopertina.

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