Album Reviews

  • Si è sempre sostenuto che il cosiddetto progressive escludeva il punk. O viceversa. L'uno era l'antitesi dell'altro.

    E invece, con questo gruppo, che annovera tra le proprie fila membri di Death SS, le due cose si mischiano. Con esiti, devo dire, interessanti, sorprendenti.

    Immaginate certe movenze tipiche del rock progressivo suonate con la grinta/grezzezza tipiche del punk. I Mugshots vi spiazzano.

     

     

     

     

     

     

     

  • Mickey E.Vil da diversi anni regge le fila di questa band bresciana che, noncurante di mode e tendenze, ha portato avanti con coerenza un mix personale di heavy rock e new wave, 

    con riferimenti diversi che vanno da Alice Cooper ai Lords Of The New Church.

    Nel loro cammino hanno collezionato collaborazioni eccellenti, come quella di Dick Wagner, mentre qui troviamo Freddy Delirio, che si occupa anche della produzione, Enrico Ruggeri, Steve Sylvester e moltri altri.

    Dark rock di prim'ordine, dal sapore teatrale, con un songwriting ricco e vario, dalle cui pieghe emergono citazioni, è vero, ma si tratta per lo più di musica davvero originale, sempre in bilico tra tensioni post punk e vorticose partiture heavy gotiche, in forma sempre più matura.

    GOTHIC ROCK AT ITS BEST

     

  • (TRANSLATED FROM GERMAN)
     
    The MUGSHOTS are simply something different. Something unusual, bizarre, exuberant and at the same time adorned with a quirk of extravagance. Their music is like a wild dance through a colorful illuminated suburb, which also leads through dark alleys. This is Independent Heavy Rock. This is Dark Rock.

     
     
    Still, THE MUGSHOTS are by no means comparable to the latest ones who walked the gloomy alleys, such as IN SOLITUDE or BEASTMILK. They are more like an evil fairground version of INTERPOL. Or the enduring Joker in the BIG ELF costume. But Neil Peart's memories gladly show themselves in Gyorg II's drumming, while Priest's guitar sounds like Alex Lifeson's, Tony Iommi's or, alternatively, Peter Buck's and keyboardist Erik Stayn's keys, never in the background, let out their horrific roar. 
     
    All of them are in disguise. Singer Mickey E.Vil first, along with his unmistakeable flourishing vocals in the style of idols like ALICE COOPER and OZZY OSBOURNE. Musically, on the other hand, we don't simply meet BLUE ÖYSTER CULT and R.E.M. with morbid sounds, we can even listen to exquisite guest stars such as Steve Sylvester (DEATH SS), Tony "Demolition Man" Dolan (VENOM INC) and Matt Malley (COUNTING CROWS) with – on top of this crazy picture – a composition by MAYFAIR's rEnE coming straight from the “Schlage mein Herz, schlage...” recording sessions.
     
    Although the band was established, according to legend, back in 2001 by singer Mickey E.Vil on a New York trip while listening an Alice Cooper album, only two full-length works are available. At the same time, the collaboration with the legendary producer Dick Wagner (Alice Cooper, Lou Reed, Peter Gabriel, Ray Manzarek, KISS, AEROSMITH) also culminated in an EP recorded with his assistance, not only in compositional terms.
     
    You can't miss the third album "Something Weird", produced by Freddy Delirio (DEATH SS) . A sparkling diamond, glittering out from the stinking sewer of every metropolis, a joyous dance over the gleaming surface of mud-covered dark streets of every city.
     

     

  • Che cosa potrà mai combinare un pittoresco ensamble bresciano in collaborazione con un variegato manipolo di ospiti del calibro di Matt Malley (Counting Crows), Tony “Demolition Man” Dolan (Venom Inc., Atomkraft), Mike Browning (Nocturnus AD), Steve Sylvester (Death SS), Freddy Delirio (Death SS, H.A.R.EM.), Martin Grice (Delirium), Manuel Merigo (In.Si.Dia), Ain Soph Aour (Necromass), Andrea Calzoni (Psycho Praxis) ed Enrico Ruggeri? Sicuramente Qualcosa di Strano … e di geniale, aggiungo dopo aver ascoltato questo sorprendente “Something weird”.
     
    I The Mugshots, già artefici di svariate pubblicazioni discografiche (tra cui un Ep prodotto dal mitico Dick Wagner!) raggiungono la “maturità” artistica con un Cd appassionante, capace di consolidare i temi esposti nei lavori precedenti in maniera incisiva e focalizzata, in un vorticoso melange di dark, punk, new-wave, psichedelia e scorie prog.
     
    Dodici canzoni straordinarie, dal carattere inquietante ed evocativo pur se impregnato di linee melodiche accattivanti, cangianti nella disinvolta convivenza tra differenti culture musicali, ricche di riferimenti (Gun Club, Misfits, The Sisters Of Mercy, The Seeds, Atomic Rooster, il primo Alice Cooper, …) amalgamati in modo da conferire alla “sceneggiatura” generale una notevole personalità propria. 
     
    Le ottime capacità interpretative di Mickey E.Vil conferiscono ulteriore pathos a composizioni tanto estrose quanto orecchiabili, un aspetto evidente fin da "The circus”, un gioiellino di ombroso punk-psych, introdotto dall’irresistibile forza ammaliatrice della breve “Introitus”. Si prosegue con le atmosfere danzerecce di “Rain”, mentre in “I am an eye” il clima si fa più cupo e occulto, con le tastiere di Delirio (anche produttore dell’opera) impegnate a gonfiare di oscuri presagi il cielo sonoro di un brano ancora una volta piuttosto “impressionante”.
     
    L’armonia arcana di “An embalmer’s lullaby Part. 2” precede uno strumentale viscerale e visionario come “Ophis”, e se vi chiedevate cosa c’entra Ruggeri con tutta questa “bella roba” è giunto il momento di scoprirlo … in“Sentymento” la sua voce si combina ad arte con quella Alice Cooper-esca del titolare del microfono, piazzando l’ennesimo “colpo a effetto” di un programma irreprensibile. “Scream again”, con Steve Sylvester e Ain Soph Aour, conferma l’appagante trend attraverso un grumo di conturbante morbosità, “Grey obsession” sfrutta la competenza di Browning, Malley e Grice per confezionare un incantesimo in note rituale ed esotico e “Dusk patrol” ammansisce la furia “demolitrice” di Dolan, il quale diventa il beffardo narratore di un suggestivo e magnetico frammento sonico. I riverberi vaporosi della vagamente Ozzy-ana “Pain” (bello il solo di “Manny” Merigo) e le trame dilatate della liquida “Ubique”, in chiusura, arrivano a completare un livello di seduzione veramente elevato e intenso. 
     
    Una prova oltremodo convincente, un ascolto ideale per gli tutti gli spiriti notturni assetati di creatività.
  • VOTO – 90
    PER CHI ASCOLTA – Hard ‘n’ Heavy…and more
    La definizione più adatta al sound di questo misterioso gruppo,del quale non conosco purtroppo nulla d’altro, è comunque senz’altro e per loro stessa ammissione “Theatrical Rock”. Se la loro immagine si colloca fra Death SS e Atroci, la musica proposta da Mickey Evil on vocals, Priest on guitars, Erik Stayn alle keyboards, Eye Van on bass e Gyorg II on drums, è un micidiale mixing fra
    Psichedelia, heavy prog, doom, dark wave, gothic rock, influenze space e preponderanti componenti pop punk a là Ramones che fungono da collante al tutto. Insomma un quadro assai composito ma piacevole all’ascolto e ottimamente eseguito e se “The Circus” sembra scritta e suonata da Dave Brock and company, la seguente “Rain” è divertissimo heavy rock …and dance! Al contrario la dark and doomy “I Am an Eye” è in equilibrio sommario fra horror music e heavy prog e se “An Embalmer’s Lullaby part two” è dark wave allo stato selvaggio, “Ophis”è il sentito omaggio del gruppo ai Ramones. La tenebrosa “Sentymento” è quasi gothic, nel suo essere immolata sull’altare dei Paradise Lost, con un inedito e comunque credibilissimo Enrico Ruggeri on vocals. La track comunque migliore dell’intero lavoro e senz’altro l’heavy horror spettrale di “Scream Again”.
    Con un’ispiratissimo Steve Sylvester on vocals, spalleggiato dal feroce Ain Soph Aour dei Necromass. Se “Grey Obsession” è heavy prog venato ancora da imputs dark wave impreziosito dal flauto di Martin Grice dei Delirium, l’ipnotica e pesantissima “Dusk Patrol” si fregia delle vocals virulente di Tony ”Demolition man” Dolan dei Venom,  mentre la conclusiva “Ubique” riprende gli stilemi degli Hawkwind, pur con predominanti influenze ancora dark wave. Insomma, un gruppo sicuramente di pazzi, ma assolutamente geniali nel loro essere assolutamente personali pur proponendo musica del passato, presente e …futuro??? La produzione è ottima e l’artwork pure per un lavoro da non perdere assolutamente. 
  • I Mugshots sono uno di quei gruppi che ti mettono in difficoltà. Ogni volta che pensi di essere riuscito ad inquadrarli ecco che ti spiazzano nuovamente.
    Provengono da Brescia, sono attivi dai primi anni 2000 e questo è il loro quarto full-lenght (ma all'attivo ci sono anche alcuni singoli). Il loro sound è un originale mix di hard rock, punk, dark e new wave, con qualche influenza psichedelica e garage, il tutto proposto con un piglio molto teatrale, come certi Death SS o l’Alice Cooper dei tempi d’oro… confusi?? La cosa incredibile è che tutte queste influenze vengono fuse in modo coerente, in un sound che risulta multiforme ma coeso e non particolarmente ostico.
     
     
    In Something Weird sono presenti una gran quantità di ospiti: Steve Sylvester impreziosisce il bellissimo horror rock di “Scream Again”, in cui sono presenti anche le tastiere di Freddy Delirio e le backing vocals di Ain Soph Aour (Necromass), mentre nel decadente pop-wave di “Sentymento” è addirittura Enrico Ruggeri a duettare con uno stravolto Mickey Evil. 
    “The Circus” ha chitarre punk ma anche sintetizzatori memori dei Roxy Music, “An Embalmer’s Lullaby Part Two” è dark wave gotica, mentre la grandiosa “I Am An Eye” è caratterizzata da atmosfere plumbee e orrorifiche, sottolineate da un organo inquietante. “Grey Obsession” sconfina addirittura in territori progressive, con un flauto sognante e percussioni esotiche, Tony “Demolition Man” Dolan (Venom) è protagonista con la sua voce maligna nella breve “Dusk Patrol”, preludio alla meravigliosa “Pain”, lenta e angosciante, con un gran lavoro delle chitarre (ospite in questo brano Manuel Merigo degli In.Si.Dia.). In chiusura lo strumentale “Ubique”, fonde elettronica e dark wave.
     
    Something Weird è un’opera spiazzante ma coraggiosa, affascinante e creativa, che merita di essere ascoltata da chiunque si professi un rocker privo di paraocchi.
     
    8/10
  • I The Mugshots sono italiani, sulla scena da una quindicina di anni, e lo fanno strano. Il rock.
     
    Sotto l'insegna della Black Widow Records, sempre attenta a carpire le pulsazioni più originali che si agitano nel panorama italiano, la band pubblica il nuovo "Something Weird" etichettandolo come "theatrical rock", un termine senz'altro azzeccato. Abbiamo a disposizione un calderone ribollente di varietà sonore, che spaziano con disinvoltura dal punk al prog, al doom, alla psichedelia, con addosso sempre un gusto teatrale, appunto, che recupera le atmosfere horror di Alice Cooper, di Rob Zombie, fino al Rocky Horror Picture Show. E per fare le cose ancora più strane, i The Mugshots radunano nel loro teatro bizzarro una sequela di ospiti, italiani e internazionali, tanto illustri quanto variegati. Ci si stupirà nel trovare tra i solchi dello stesso album, gente come Matt Malley dei Counting Crows, Tony "Demolition Man" Dolan (ex-Venom), Steve Sylvester (Death SS), Martin Grice (Delirium), Manuel Merigo (In.Si.Dia), e addirittura a Enrico Ruggeri. Questo dà la misura del multiforme organismo rock che vive in Something Weird, una rappresentazione senza regole pur maneggiandole e mescolandole con sapienza, le regole.
     
    Il ritmo è accattivante fin dalle prime note, caratterizzate dalle tastiere horror, e sfociante nel riff elettro-punk di 'The Circu', con la voce nasale e sbeffeggiante di Mickey Evil condita da risatine maligne in sottofondo. La successiva 'Rain' ha un approccio alla Ramones di Pet Semetary, per poi distendersi in un viaggio space rock guidato dai synth uniti a un bel basso pulsante, con il ritornello molto accattivante ripetuto in modo ossessivo con la compagnia di una voce femminile. Straniante e malata.
     
    'I Am An Eye' è uno dei pezzi forti del lavoro, un doom lento e romantico dalle tinte goth, dove l'ospite Freddy Delirio impreziosisce il tutto con le sue fughe a cavallo dei tasti d'avorio. Anche qui le melodie tracciate dai The Mugshots sono malate ma decisamente accattivanti, segno di un gusto pop in grado di dare quel tocco vincente alle composizioni. La coda sinfonica si spegne al rintocco di una campana mortifera, e accende 'An Embalmer's Lullaby', anch'essa associabile a un goth tetro e morboso, dove con l'immaginazione possiamo ammirare i Paradise Lost in un cimitero, che si cullano nella depressione suonando in compagnia di Mozart ubriaco all'organetto.
     
    La strumentale 'Ophis' è una dolente marcia rock infettata dai synth, con romantiche pennellate di chitarra e un coro di voci bianche, proscenio a 'Sentymento' interpretata assieme a Enrico Ruggeri, possibile pietra dello scandalo per i meno open mind, ma vera gemma per chi sa affrontare le stravaganze più curiose con il giusto approccio mentale. 'Sentymento' è un pezzo pop-rock dall'atmosfera stregonesca, occulta, e il vocione di Ruggeri si sovrappone a quello di Mickey Evil con la giusta teatralità macabra, che è un po’ la caratteristica di tutto il circo messo in piedi dai The Mugshots.
     
     
    'Scream Again' è la traccia più metal, complice la presenza di Steve Sylvester, e l’interpretazione di Mickey si fa più vicina a quella di un Alice Cooper con venature "nasali" stile Ozzy. La fuga di tastiere, ancora ad opera di Freddy Deliro, accompagna Sylvester nel vortice finale del pezzo, regalandoci sentori di Profondo Rosso e Suspiria.
     
    Poi si capovolge tutto con 'Grey Obsession', un raga dal sapore indiano, molto retrò, impostato dalle ritmiche di Matt Malley e pervaso dal flauto ipnotico di Martin Grice. Cullante, drogato, un tappeto volante che attraversa gli strati siderali dell'Universo. La maligna 'Dusk Patrol' è praticamente un intermezzo, dove troviamo la recitazione infernale di Tony Dolan che si affaccia dai gironi infernali per annunciare il dolore. 'Pain', un’altra squisitezza di "Something Weird", pezzo solido dall'andatura lenta, i Ghost meglio dei Ghost, una distesa di bruma metafisica e horror, gli spettri che solcano i cieli cupi della nostra mente. E l'assolo di Manuel Merigo che sublima il fade out in chiusura è davvero azzeccato. L'ultimo numero di "Something Weird" è la breve strumentale 'Ubique', che ci lascia con il suono di un ECG piatto. Fine, sipario, il teatro chiude per il momento.
     
    "Something Weird" è il titolo perfetto per l’opera in esso contenuta, uno spettacolo multiforme inscenato con ottime capacità strumentali da musicisti navigati che sanno maneggiare le varie forme dell'hard rock, e che non hanno paura di osare. Dischi come "Something Weird" servono, e molto, all’interno di un mercato sempre più guasto e ripetitivo, regalano “un'esperienza d’ascolto”, qualcosa che oggi si va man mano perdendo, perché spesso e volentieri i dischi si esauriscono nel giro di pochi ascolti o finiscono per l’essere un mero sottofondo mentre si fa altro. I The Mugshots propongono qualcosa di strano, sì, ma anche di coraggioso se si ha una mentalità un poco aperta. Per questo il loro spettacolo bizzarro va applaudito e vale il prezzo del biglietto.
  • Prima di commentare questa incisione è d’obbligo inquadrarne anzitutto il genere: Rock, dark, punk, horror, prog. Un rock d’annata, un dark molto poco cupo, un punk di classe per niente grezzo, un horror halloweeniano da zombies a colazione, un prog accennato molto fluido.
    Sarebbe difficile aggettivare lo stile dei bresciani Mugshots con meno definizioni.
    Manca solo il giudizio, personale, parziale o soggettivo che sia, ma comunque quanto più spassionato mi sia possibile: accattivanti, simpatici, bravi, intelligenti e spiritosi.
    Insomma una bella incisione, per la quale sono stati supportati da Freddy Delirio dei Death SS alla produzione e si sono avvalsi di collaborazioni del calibro di Matt Malley (ex-Counting Crows), Tony Dolan (Venom Inc.), Steve Sylvester e di un inedito Enrico Ruggeri alle prese con l’idioma anglosassone, ma comunque riconoscibilissimo nella traccia intitolata “Sentymento”.
    In stile anche la grafica di accompagnamento ad opera di Enzo Rizzi, bravissimo illustratore, già noto nel mondo del comics horror.
    Non prediligo il punk e non sono un appassionato di dark rock eppure l’album mi è piaciuto e non poco.
    L’inaspettato accostamento del punk a certe strutture prog (che è invece il genere che preferisco) è stato invece ciò che mi ha più piacevolmente colpito.
    Insomma ancora una conferma di stile per la Black Widow Records....e quale etichetta poteva essere più azzeccata!!
  • I Mugshots, in circolazione dal 2001, fondono in maniera sorprendente hard rock, progressive, dark wave inglese e doom, con ambientazioni horror degne di certa fantascienza americana d’annata. Il loro è un vero sincretismo musicale, con influenze ed ispirazioni varie, che scorrono liberamente fra le dodici tracce di Something Weird, senza mai fossilizzarsi in un’unica direzione stilistica. Sfuggire alle definizioni pare essere la regola del gruppo, sorto, del resto, come incrocio tra lo shock rock di Alice Cooper e il punk sofisticato e barocco degli Stranglers. I Am an Eye è un omaggio a Philip K. Dick: un gothic metal cadenzato e molto romantico, con atmosfere di synth che possono ricordare i Paradise Lost. Rain e Dusk Patrol – quest’ultima vede ospite Demolition Man dei Venom – sono più orientate sullo space rock, di marca Hawkwind, mentre Sentymento si segnala per la crepuscolarità del suo pathos melodico. Scream Again, con Steve Sylvester alla voce, ci riporta su lidi più occult-metal, sempre all’insegna di una grande qualità musicale e con sapori affascinanti quanto compositi. Grey Obsession, con il suo flauto in bella mostra, è invece una sorta di inno onirico. Domina, quasi ovunque, la componente teatrale: gli scenari musicali mutano di continuo forma, le aree stilistiche attraversate sono molteplici, l’opera dei Mugshots è variegata e multiforme. Il risultato finale mostra così un’attitudine libera, accattivante e fresca: è qualcosa di fantasioso e di fuori dai canoni abituali, eppure ancorato alla tradizione. Impressionante, poi, è il numero degli ospiti coinvolti: cito soltanto, oltre a Demolition Man e al leader dei Death SS, Martin Grice, Enrico Ruggeri e Freddy Delirio alle tastiere, il cui apporto è importantissimo per la riuscita finale di questo eccellente lavoro.

  • Progetto davvero curioso e coinvolgente questo degli italiani Mugshots pubblicati dalla sempre attenta Black Widow: la loro musica ci viene presentata sotto l’etichetta “Theatrical Rock Music”. Ascoltando il disco non si può a fare meno di notare che questa definizione non sia in effetti fuori luogo. In realtà già il titolo del’album Something Weird ben introduce le atmosfere che andremo ad ascoltare: “weird”, nel senso di bizzarro, strano e coinvolgente è il termine che ritengo piu’ calzante per etichettare la musica dei Mugshots.

    Sicuramente ci sento l’energia del punk dei Ramones e dei Gun Club e del vecchio garage-punk dei ’60. Ma, in realtà, la musica è all’insegna dell’eclettismo piu’ sfrenato e possiamo così ascoltare ambientazioni space-rock, prog e gothic-rock senza che venga mai meno la coesione. Molto sorprendente è poi la presenza degli ospiti: troviamo infatti personaggi carismatici come Steve Sylvester, Tony ‘Demolition Man’ Dolan, Freddy Delirio assieme ad Enrico Ruggeri! Il celebre cantante presta la sua voce in “Sentymento”, una traccia molto gothic-metal.

    Altrove le atmosfere sono meno oscure e si avviciano alla psichedelia come nela travolgente “The Circus”. Le onnipresenti tastiere riescono a dare un tocco prog anche in pezzi decisamente rock e tirati come “Rain” e l’orrorifica “I Am An Eye”, caratterizzata dalla tastiere maquiloquenti e oscure di Freddy Delirio. Da segnalare anche la tiratissima “Ophis”, suonata solco del punk piu’ energico ma inframmezzata da momenti piu’ pacati e d’atmosfera vicini al prog. Nel complesso Something Weird si rivela un ottimo disco, molto coinvolgente che mi sento di consigliare caldamente agli amanti del  del gothic-rock, del dark e della psichedelia.

  • Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione. Questa la frase celebre di un noto fil della commedia italiana, ovvero Amici Miei di Mario Monicelli. Ma è una frase se pur semplice, talmente forte, che sintetizza in modo perfetto la musica dei The Mugshots, un gruppo ormai ben affermato che già con Love, Lust And Revenge aveva mostrato tracce di genio e talento puro. Something Weird ha però qualcosa in più. I The Mugshots mostrano una preparazione tecnica fuori dal comune, aspetto che influisce nel loro progressive rock riconducibile per certi versi ai Marillion o ai Genesis della Gabriel era, con palpabile tracce di horror rock, dove è nei Death SS la matrice di riferimento, non a caso in Stream Again figura come guest un certo Steve Sylvester. 
     
    E' infatti cosa di non poco conto la presenza di tanti e diversi ospiti in questo album. Freddy Delirio, Andrea Calzoni, Manuel Merigo, Tony Dolan, sono tutti musicisti di grosso calibro, ma quello che colpisce maggiormente è in assoluto Enrico Ruggeri, che con la sua voce rende unico Sentymento, facendo tornare alla mente quell'artista che nei Decibel iniziava a mettersi in gioco, con occhiali scuri e voce di velluto. Il crepuscolare Introitus, introduce The Circus, una via di mezzo tra la fine degli anni settanta e la nuova sperimentazione, con grandi riff di chitarra e melodie attrattive, oltre ad un gran ritornello che ti fa staccare dalla sedia per seguire il ritmo del brano. La medesima atmosfera regna sovrana anche in Rain, che nasconde anche una sottile malinconia, fusa con la voglia dei The Mugshots di sperimentare e provare nuove soluzioni.
     
    I Am An Eye incute timore, paura, riflessione e tracce di sofferenza. Un pezzo dai connotati horror dove fa da padrone la presenza di un ospite di spessore come Freddy Delirio che esplode in trame di prog anni settanta nel suo percorso. An Embalsemer Lullaby Pt.2 per certi aspetti può sembrare un tributo casuale ai The Cure e spiazza tra momenti di puro rock ad altri straordinariamente poetici. Il copione però muta in Ophis componimento più duro e colmo di grandi riff. Si aprono a seguire le porte di Sentymento probabilmente il momento più alto del disco grazie ad un estatico incrocio di voci e chitarre. Altro momento stupefacente di grande spessore è Scream Again, un brano di sano heavy metal dove spicca la prestazione di un Steve Sylvester in gran spolvero. Nella parte finale di Something Weird si riscoprono le tradizioni del progressive rock con Grey Obsession, canzone dall'atmosfera orientale, che vede le apparizioni di Matt Malley, Martin Grice e Mike Browing. Momenti di pura passione giungono con Dusk Patrol, ottima nella sua struttura e nell'arrangiamento ed impreziosita da un grande Tony Dolan, poi è il momento di Pain, uno dei momenti più accessibili ed anche orecchiabili, dove calza a pennello Manuel Merigo come ospite. La voglia di sperimentare e di innovare, sono caratteristiche che rendono unico il sound dei The Mugshot, che chiudono questa opera d'arte con Ubique, ben suonata e coinvolgente nel proprio insieme. Something Weird è prodotto valido, che mostra una band dotata di grande personalità e pronta per spiccare il grande salto anche a livello internazionale.
  • I'm wary of anything willing to describe itself as weird. Surely that's a title that should be bestowed upon you, rather than being self anointed? However with Italy's The Mugshots using their latest album, Something Weird, as a way to celebrate their fifteenth year together, we can only hope their longevity will ensure they know what they're talking about.
     
    You'll never be able to accuse these guys of playing it safe, or for lacking diversity, but then neither would you call them wild and wacky for the sake of it. That however doesn't stop some elements of Something Weird verging on quirky, while some could be described as plainly lacking focus. To be fair, why should this lot conform? If you want goth rock, it's here. If you fancy some 80s synth, then you can have that too. Pop? Punk? Rock? Kitchen sink? Yes, let's throw all of them in there and see what happens. In the event, what does occur is that "I Am An Eye" sounds like REM jamming with Type O Negative and "Ophis" comes across as though Rob Zombie had the blood sucked from his mojo by a Jean Michel Jarre synth soundtrack. Whereas "Grey Obsession" feels like a piss-take of George Harrison at his most mystical, while "Dusk Patrol" would appear to be a mean, moody introduction to some horror-fantasy concept piece that simply never arrives. In all their bouncy 'fun', the songs actually deal with the world and how, well, horrible it is. Topics such as the greyness of life or the over population of the planet, covered… Maybe weird ain't such a bad way to convey what's going on here after all.
     
    With the anniversary in mind, a plethora of guests are invited to the party, members of Death SS, Delirium, Necromass and Counting Crows, amongst others, involved, and while I don't want to pop the band's party balloon, maybe it's this type of scattergun approach that ultimately scuppers their album's chance of sounding like much more than a good bit of knockabout fun. Which, of course, there's nothing wrong with. We all deserve some fun, but personally I like mine to be a little more inclusive than that presented here, the overall feeling being that The Mugshots are happy to look at their own smiling faces and not worry too much if anyone else is coming along for the ride.
  • Come la creatura che il dottor Frankenstein assemblò con parti rubate a vari cadaveri, anche la musica dei The Mugshots del cantante Mickey Evil si può sicuramente considerare un mostro musicale, composto da svariati spunti stilistici solo in teoria lontani fra loro, ma perfettamente bilanciati e fatti convivere su questa che ha tutti i crismi dell’opera rock, il cui titolo è Something Weird.
     
    Ed all’ascolto dell’album la mia mente ha immagina personaggi bizzarri, come in un luna park di creature da freak show, mentre il sound si trasforma, modellato dai vari generi che si scambiano o prendono il sopravvento ad ogni brano, formando (questa è la mia impressione) una colonna sonora per un horror show decadente.
    I The Mugshots sono in giro da un po’ di anni, provengono da Brescia ed hanno creato qualcosa di unico, valorizzato da una lista di ospiti eccellenti come Matt Malley (Counting Crows,) Tony Dolan (Venom Inc., Atomkraft), Mike Browning (Nocturnus AD), Steve Sylvester (Death SS), Freddy Delirio (Death SS, H.A.R.E.M.), Martin Grice (Delirium), Manuel Merigo (In.Si.Dia), Ain Soph Aour (Necromass), Andrea Calzoni (Psycho Praxis) ed Enrico Ruggeri.
    Prodotta da Freddie Delirio, la musica racchiusa in questo entusiasmante lavoro è qualcosa di unico, bizzarro (come ci ricorda il titolo), perfettamente incastonato in un contesto che, come detto, può essere definito opera rock.
     
    Theatrical Rock Music è l’etichetta coniata per rappresentare al meglio un sound che ci delizia di glam rock, per volare in tutta fretta nello spazio in una jam tra Marc Bolan e gli Hawkwind, ed atterrare poi in un cimitero e tra le tombe trasformarsi in gothic, dark rock e steampunk; ovviamente non manca neppure una componente metal, quella classica e teatrale di Death SS e Alice Cooper, intrise di atmosfere horror da film di serie b, brividi in bianco e nero, da molti ormai dimenticati.
    Gli ospiti sono quel tocco in più per rendere il tutto spettacolare nella sua attitudine underground, con addirittura Enrico Ruggeri che dà il suo apporto alla traccia gothic metal Sentymento.
    Non c’è un solo brano che non sia pervaso da un approccio originale, teatrale e io aggiungerei da musical, specialmente nei brani dove la parte dark gotica lascia spazio al glam/space/punk /rock di The Circus e Rain, mentre la creatura musicale rappezzata da lunghe e profonde cicatrici che tengono insieme i pezzi si rivitalizza con scosse di elettrico rock/metal, piazzando una serie di brani capolavoro come I Am Eye, Scream Again e Pain, con le sue le melodie dark rock.
     
    Un album che si rivela una continua sorpresa anche dopo ripetuti ascolti, un’esperienza musicale che ha tutti i crismi del lavoro di livello superiore, da avere e custodire gelosamente.
  • Theatrical rock from Italy, yet you don't know at all what awaits you. Italians are known for offering a lot of particular stuff, so this is quite ordinary rock. I get a little feeling of the old British punk bands who moved over to play rock and new wave when the 80's came. Then throw in a little circus tune on keyboards, blend well and label it under the name The Mugshots. Very refined, because we can hear some hints of variations. Songs like "I Am An Eye" and ending "Ubique" are cool doom songs, the latter is very evocative. Beyond that there is a lot of music entering in one ear and going out from the other. As a curiosity, I can mention guests as Freddy Delirio and Steve Sylvester from Death SS, Mike Browning from Nocturnus AD and Demolition Man from Venom Inc, yet no one of these guests manage to let this album take off.
     

     

  • A distanza di tre anni i The Mugshots rilasciano il loro nuovo album, Something Weirdancora una volta per la Black Widow Records.
    L’album costituisce una svolta legata alla maturità musicale della band, sintetizzata dal pieno possesso degli aspetti compositivi, influenzati precedentemente - e positivamente - dall’opera diDick Wagner.
    L’attore principe è il leader della band Mickey E.Vil, coadiuvato dai suoi naturali compagni di viaggio e dall’alchimista Freddy Delirio che, oltre al contributo tastieristico, si è occupato con pieno successo della produzione.
     

     
    Sono dodici i brani che compongono un disco costituito da liriche di peso, dove l’argomento “morte” emerge ad ogni angolo, trattato come rappresentazione del quotidiano con la voglia di entrare nelle pieghe utilizzando un taglio psicologico, mischiando la didattica alla voglia/necessità di esorcizzazione. A fare da complemento e da cornice agli aspetti concettuali troviamo un sound variegato, che segue gli amori e le esigenze musicali della band, e che contribuisce a realizzare scenari distopici che si trasformano in singoli movie, brano dopo brano.
    Se è consolidata l’idea che all’interno della sfera progressiva sia possibile trovare ogni tipo di sonorità e la libertà sia elemento imprescindibile, si può anche affermare che, in questo caso, il “noire” che salta fuori nel susseguirsi degli episodi abbia delle precise connotazioni metalliche, ed emerga fortemente il concetto di “punk”, non tanto per l’assonanza musicale ad un genere passato, ma per l’idea di rottura degli schemi, di cambiamento, di tentativo di trovare una via del tutto nuova, rimanendo all’interno dell’ortodossia.
    Gli aspetti teatrali, gli ipotetici commenti da movie e l’efficacia dell’artwork, sono il pane quotidiano di questa giovane e sorprendente band che lascia largo spazio all’interazione tra visual e atmosfere, come è testimoniato nel video a seguire.
    La strada intrapresa richiede coraggio, ma credo che la soddisfazione principale per chi fa musica propria sia la creazione di un’identità precisa, una riconoscibilità che significa distinzione e quindi originalità.

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