Album Reviews

  • Tornano i The Mugshots di Mickey E.Vil e lo fanno nel modo più spettacolare possibile, ossia con un disco pieno zeppo di ospiti dal pedigree indiscutibile. Parliamo di una lista quasi interminabile: Matt Malley (Counting Crows), Tony “Demolition Man” Dolan (Venom, Venom Inc., Atomkraft), Mike Browning (Nocturnus AD), Steve Sylvester (Death SS), Freddy Delirio (Death SS, H.A.R.EM.), Martin Grice (Delirium), Manuel Merigo (In.Si.Dia), Ain Soph Aour (Necromass), Andrea Calzoni (Psycho Praxis) ed Enrico Ruggeri. “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, questa pare la filosofia alla base di “Something Weird”, quarto tassello discografico del gruppo, quello che avrebbe dovuto garantire, almeno nelle intenzioni, il definitivo salto di qualità. A mio avviso, però, il disco pur essendo piacevole all’ascolto e abbastanza originale nel suo mixare influenze, non riesce a convincere in pieno. Lo sento, lo canticchio, però appena terminato lo rimetto subito nella mia discoteca accanto al suo predecessore. Alla formula teatrale su cui si basa il songwriting dei nostri manca qualcosa, c’è sempre una sensazione di leggerezza e fragilità trasmessa dei brani. Buone canzoni non mancano, come per esempio ‘I Am An Eye’, ruffiana, accattivante, ripetitiva e allucinante come le gemme più psichedeliche che la Zia Alice inseriva nei propri dischi dei 70. ‘Rain’ si fa apprezzare, così l’oscura ‘Ophis’, però l’intenzione della band di generare quell’orrore pulp (non nel senso post-tarantiniano, ma in quello originale di rivista popolare) da Creepshow non viene quasi mai raggiunto. Ed è un peccato, perché alla fine i The Mugshots nel loro stile panta-horririfico hanno scelto di intraprendere un cammino che ha pochi uguali, perché se i riferimenti stilistici sono i Death SS di ‘Humanomalies’, Rob Zombie, Alice Cooper e lo Scoobi-Doo metal dei Ghost (e perché no, qualche colonna sonora anni 80), Mickey E.Vil li cuce in modo tutto suo e strampalato, ottenendo qualcosa di nuovo ed eterogeneo. Però, come dicevo prima, nonostante i grossi sforzi profusi, manca ancora qualcosa per farci gridare al miracolo. Disco sufficiente, anzi qualcosina in più, ma non di certo quello della consacrazione.

  • Come la creatura che il dottor Frankenstein assemblò con parti rubate a vari cadaveri, anche la musica dei The Mugshots del cantante Mickey Evil si può sicuramente considerare un mostro musicale, composto da svariati spunti stilistici solo in teoria lontani fra loro, ma perfettamente bilanciati e fatti convivere su questa che ha tutti i crismi dell’opera rock, il cui titolo è Something Weird.
     
    Ed all’ascolto dell’album la mia mente ha immagina personaggi bizzarri, come in un luna park di creature da freak show, mentre il sound si trasforma, modellato dai vari generi che si scambiano o prendono il sopravvento ad ogni brano, formando (questa è la mia impressione) una colonna sonora per un horror show decadente.
    I The Mugshots sono in giro da un po’ di anni, provengono da Brescia ed hanno creato qualcosa di unico, valorizzato da una lista di ospiti eccellenti come Matt Malley (Counting Crows,) Tony Dolan (Venom Inc., Atomkraft), Mike Browning (Nocturnus AD), Steve Sylvester (Death SS), Freddy Delirio (Death SS, H.A.R.E.M.), Martin Grice (Delirium), Manuel Merigo (In.Si.Dia), Ain Soph Aour (Necromass), Andrea Calzoni (Psycho Praxis) ed Enrico Ruggeri.
    Prodotta da Freddie Delirio, la musica racchiusa in questo entusiasmante lavoro è qualcosa di unico, bizzarro (come ci ricorda il titolo), perfettamente incastonato in un contesto che, come detto, può essere definito opera rock.
     
    Theatrical Rock Music è l’etichetta coniata per rappresentare al meglio un sound che ci delizia di glam rock, per volare in tutta fretta nello spazio in una jam tra Marc Bolan e gli Hawkwind, ed atterrare poi in un cimitero e tra le tombe trasformarsi in gothic, dark rock e steampunk; ovviamente non manca neppure una componente metal, quella classica e teatrale di Death SS e Alice Cooper, intrise di atmosfere horror da film di serie b, brividi in bianco e nero, da molti ormai dimenticati.
    Gli ospiti sono quel tocco in più per rendere il tutto spettacolare nella sua attitudine underground, con addirittura Enrico Ruggeri che dà il suo apporto alla traccia gothic metal Sentymento.
    Non c’è un solo brano che non sia pervaso da un approccio originale, teatrale e io aggiungerei da musical, specialmente nei brani dove la parte dark gotica lascia spazio al glam/space/punk /rock di The Circus e Rain, mentre la creatura musicale rappezzata da lunghe e profonde cicatrici che tengono insieme i pezzi si rivitalizza con scosse di elettrico rock/metal, piazzando una serie di brani capolavoro come I Am Eye, Scream Again e Pain, con le sue le melodie dark rock.
     
    Un album che si rivela una continua sorpresa anche dopo ripetuti ascolti, un’esperienza musicale che ha tutti i crismi del lavoro di livello superiore, da avere e custodire gelosamente.
  • Theatrical rock from Italy, yet you don't know at all what awaits you. Italians are known for offering a lot of particular stuff, so this is quite ordinary rock. I get a little feeling of the old British punk bands who moved over to play rock and new wave when the 80's came. Then throw in a little circus tune on keyboards, blend well and label it under the name The Mugshots. Very refined, because we can hear some hints of variations. Songs like "I Am An Eye" and ending "Ubique" are cool doom songs, the latter is very evocative. Beyond that there is a lot of music entering in one ear and going out from the other. As a curiosity, I can mention guests as Freddy Delirio and Steve Sylvester from Death SS, Mike Browning from Nocturnus AD and Demolition Man from Venom Inc, yet no one of these guests manage to let this album take off.
     

     

  • A distanza di tre anni i The Mugshots rilasciano il loro nuovo album, Something Weirdancora una volta per la Black Widow Records.
    L’album costituisce una svolta legata alla maturità musicale della band, sintetizzata dal pieno possesso degli aspetti compositivi, influenzati precedentemente - e positivamente - dall’opera diDick Wagner.
    L’attore principe è il leader della band Mickey E.Vil, coadiuvato dai suoi naturali compagni di viaggio e dall’alchimista Freddy Delirio che, oltre al contributo tastieristico, si è occupato con pieno successo della produzione.
     

     
    Sono dodici i brani che compongono un disco costituito da liriche di peso, dove l’argomento “morte” emerge ad ogni angolo, trattato come rappresentazione del quotidiano con la voglia di entrare nelle pieghe utilizzando un taglio psicologico, mischiando la didattica alla voglia/necessità di esorcizzazione. A fare da complemento e da cornice agli aspetti concettuali troviamo un sound variegato, che segue gli amori e le esigenze musicali della band, e che contribuisce a realizzare scenari distopici che si trasformano in singoli movie, brano dopo brano.
    Se è consolidata l’idea che all’interno della sfera progressiva sia possibile trovare ogni tipo di sonorità e la libertà sia elemento imprescindibile, si può anche affermare che, in questo caso, il “noire” che salta fuori nel susseguirsi degli episodi abbia delle precise connotazioni metalliche, ed emerga fortemente il concetto di “punk”, non tanto per l’assonanza musicale ad un genere passato, ma per l’idea di rottura degli schemi, di cambiamento, di tentativo di trovare una via del tutto nuova, rimanendo all’interno dell’ortodossia.
    Gli aspetti teatrali, gli ipotetici commenti da movie e l’efficacia dell’artwork, sono il pane quotidiano di questa giovane e sorprendente band che lascia largo spazio all’interazione tra visual e atmosfere, come è testimoniato nel video a seguire.
    La strada intrapresa richiede coraggio, ma credo che la soddisfazione principale per chi fa musica propria sia la creazione di un’identità precisa, una riconoscibilità che significa distinzione e quindi originalità.
  • "Qualcosa di bizzarro" è un titolo azzeccato. Sono bizzarri i nomi dei musicisti, è bizzarro l'artwork ed è abbastanza bizzarra la musica, anche se agli ascoltatori appena più smaliziati non causerà troppe difficoltà. I Mugshots sono musicisti italiani celati dietro identità di fantasia (Mickey E. Vil, Eric Stayn, EyeVan, Gyorg II, Priest), autori di un disco fantasioso e dotato di una precisa identità con riferimenti vari e non scontati che spaziano dal punk all'hard rock, alla new wave e al progressive (anche se in maniera piuttosto collaterale). Durante l'ascolto mi è parso di cogliere echi evidenti di Black Sabbath, Hawkwind, Motorhead e persino Rush. Un'atmosfera da horror rock aleggia nei brani, e non a caso l'album è prodotto da Freddy Delirio-Federico Pedichini, tastierista dei Death SS.

    Di che tipo di album si tratta lo si capisce dopo il breve strumentale introduttivo, che ha il compito di preparare la strada a due brani serrati che si succedono senza respiro né soluzione di continuità. "The circus" e "Rain" sintetizzano in poco meno di dieci minuti una dichiarazione d'amore verso i ritmi ossessivi della batteria, del basso e delle chitarre elettriche, lanciati a testa bassa a spianare la strada, con Hawkwind, punk e psych-rock principali ispiratori e le tastiere ad arricchire con linee melodiche e sequenze gli arrangiamenti. "I am an eye", con ospite alle tastiere Freddy Delirio, ha un inizio cadenzato che sottolinea le atmosfere orrorifiche prodotte dall'organo e dai suoni di campane ma cambia a metà svolgimento per lanciarsi in una cavalcata hard rock. Ci sono poi alcuni brani costruiti in maniera più semplice, basati sul groove costruito dalla sezione ritmica su cui la chitarra tesse riff e accordi per creare una sorta di muro sonoro su cui fa sempre breccia uno stacco o un rallentamento in cui qualche arpeggio o una linea melodica suonata dal synth spezzano la tensione. È il caso di "An embalmer's lullaby part two" e di "Sentymento", notevole anche per la presenza come ospite alla voce del cantautore Enrico Ruggeri. "Ophis" è un tiratissimo strumentale che deve molto allo stile dei Motorhead, con un intermezzo melodico e belle colorature create dalle tastiere. "Scream again", con ospiti Freddy Delirio e Steve Sylvester dei Death SS, "Dusk patrol" e "Pain" giocano molto sulle atmosfere dark, tra momenti malinconici e improvvise esplosioni sonore guidate dalla chitarra e dalla voce. Più inconsuete "Grey obsession", nenia hippie immersa nei fumi psichedelici di percussioni, chitarre acustiche ed il flauto di Martin Grice (il basso fretless è invece suonato da Matt Malley, fondatore dei Counting Crows), e la conclusiva "Ubique", altro strumentale guidato dai synth e dalla struttura più rilassata.

    I Mugshots sono in attività da parecchio tempo, e si sente. "Something weird" ha un suono che deriva dell'esperienza e dalla voglia di divertirsi, nonostante le sue atmosfere siano spesso sinistre e ossessive. Mi è parso di avvertire una sorta di umorismo nero trasudare dalle note, che si accompagna bene alla grafica in stile fumettistico disegnata da Enrico Rizzi, noto per aver illustrato, tra l'altro, una storia della musica metal a fumetti. L'album è in sostanza un ottimo esempio di musica scritta per coinvolgere l'ascoltatore grazie al mix di atmosfere che piacerà in maniera trasversale gli estimatori di hard rock, psichedelia, punk, new wave, e progressive. Scusate se è poco!

  • Something weird. Not a lot that's weird, admittedly, but there's something weird here, as the shock/horror rocking italians celebrate their fifteenth's anniversary. There's the occasional sound bite to add atmosphere and character across the album, but the actual weirdness stems from the use of 80s style synths, which distract a little from the rock taking place, but certainly add an element of creepiness and psychedelia as they do so. 
     
    There are guests galore on show, but it takes more than a superficial listen to hear where and doing what, as the character of the band remains intact throughout, unlike when the likes of Slash used a multitude of guest vocalists. When it works, it works well, like the melancholic 'An Embalmer's Lullaby Part Two' and 'Scream Again' with guest Steve Sylvester helping add to the Ozzy influenced slower number. But that doesn't mean it's all good, as the majority is just disposable forgettableness, which means the handful of better songs are likely to get overlooked. 
     
    If you like the idea of psychedelically tinted rock with creepy undertones, this is definitely worth checking out, however the reality of this particular psychedelically tinted rock with creepy undertones may mean you don't check it out for long. 
  • (TRANSLATED FROM JAPANESE)
    The 2016 production of the Italian progressive hard rock group, The Mugshots.
    Dick Wagner, known as the guitar player of Alice Cooper band produced this album, and Freddy Delirio of the legendary Death SS mastered the album. The synthesizers play glittering sound with the hard rock guitar. Overall, fresh rockn’ roll combined with progressive composition are mixed. The lyrics are sung in English, but have the feel of condensed Italian theatrical essence. 
    You feel as if you are watching a funny, playful and crazy circus. The music has a dash of elements of the new wave pops, punk, heavy metal, along with the old days organ rock, and constructiveness of progressive rock. 
    The songs are mostly 4 to 5 minutes long and very compact. Very well composed in detail but there is no difficulty and quite melodious. 
    The album would appeal to all Italian rock fans but also to many hard rock and metal listeners. A well condensed theatrical rock. Many guests such as Martin Grice of Delirium is participating.
     
    Rating: Dramaticness 8, Progressiveness 7, Theatricalness 8: Total score 8
  • (TRANSLATED FROM GREEK)

    Along with mastermind singer Mickey E. Vil, the band from Brescia introduces their new album, particularly aimed at devotees of the grotesque genre. The twelve songs in the album reflect many influences and include members from various musical fields, even if something sounds quite differently than what we expect from a Horror Rock style quintet. This may be due to the friendly and honorary participation of many prominent guests. among these some are recognizable in the Heavy Metal area: Steve Sylvester, Mike Browing, Tony Dolan. Not all the compositions are equally good or flat, just have fun and meet your will to be scared.

  • Non so bene cosa sia quel “Theatrical Rock Music” sotto il quale viene consigliato di catalogare questo album, ma vi posso garantire che il titolo è la descrizione migliore: Qualcosa di strano! Tanto, molto, dannatamente strano… ma super fico, eccitante, coinvolgente. La ricetta? Più che di una ricetta parlerei di un intruglio per una pozione magica senza tempo e senza regole, dagli effetti collaterali non prevedibili. Ingredienti? Parlare di ingredienti è un po’ riduttivo, ma un buon sommelier potrebbe più o meno dichiarare: “Caldo, complesso, strutturato ma equilibrato nella potenza, supporto all’acidità, profumi di Hawkwind, al gusto è diretto come i Ramones, al naso note di Orne e Sam Gopal, terziari dance, occult metal, italian prog, alternative rock”. Vi sembra un miscuglio? Lo è! Ma è un miscuglio geniale. Davvero, vi garantisco che è maledettamente geniale! Però non basta. Quiz del giorno: cosa potranno mai avere a che fare Steve Sylvester e Tony “Demolition Man” Dolan con… Enrico Ruggeri? Semplice, li troverete in “ Something Weird”! 
    Questi pazzi dei Mugshots (che sono in giro da quindici anni) sono riusciti ad attirare una gamma di guests tale da far invidia a progetti come Avantasia e Ayreon! Dodici traccie, dodici capitoli poderosi. “Introitus” -l’intro- in un minuto ed un quarto rinchiude ansia e dramma, groove di basso supremo, poi festa, allegria, trionfo, il tutto convergente verso il psichedelico. Bene. Ed è solo l’inizio, mancano quarantasette minuti abbondanti. “The Circus” sembra scritta da Dave Brock e suonata dai suoi Hawkwind. Epica e trascinante “Rain”, un brano così rock che riesce a sfociare nel dance d’epoca… sembra una reincarnazione moderna e schizoide dei Bee Gees. Freddy Delirio è guest sulla dark-doomy “I am an Eye”, un incrocio tra horror music e riff in stile Iommi, con la direzione prog marcatissima, tanto che ci sento pure i finlandesi Orne. Andrea Calzoni dei Psycho Praxis è l’ospite sulla tetra “An Embalmer’s Lullaby Part. 2”, un brano con una impronta rock/dark wave irresistibile. Inno prog/eighties ai Ramones con “Ophis”, mentre una versione dark metal della voce di Enrico Ruggeri si materializza sulla criptica “Sentymento”. Se le tenebre non fossero ancora sufficienti, allora la stupenda “Scream Again” tinge tutto di nero, di decadenza, di lasciva malvagità: ovviamente nel brano l’oscurità eterna è evocata da personaggi come Steve Sylvester, Freddy Delirio e… Ain Soph Aour dei Necromass con il suo growl selvaggio! Sam Gopal (si, ci suonò Lemmy milioni di anni fa) lo trovate su “Grey Obsession”, brano che ospita Mike Browning (Nocturnus AD), Martin Grice (Delirium) e Matt Malley (Counting Crows), mentre Sua Dannazione Demolition Man offre una performance superba sulla lenta, ipnotica e riflessiva “Dusk Patrol”. In chiusura “Pain”, melodia pura con Manuel Merigo degli In.Si.Dia. e “Ubique” overo qualcosa si spaziale, di ultra terreno, di astrofisico sulla scia degli Hawkwind incrociati con un dark ambient più moderno.
    Dodici tracce lontane dalle regole, capaci di prendere qualsiasi cosa vi sia passata per le orecchie e frullarlo in una soluzione liofilizzata di energia esplosiva. Geni? Certo, però credo che questi cinque siano completamente pazzi. E questo loro disco è totalmente fuori di testa, tanto che non appartiene ad alcun genere, pur appartenendo a tutti (passati, presenti e futuri). È tutto così assurdo. Tutto così stranamente sbagliato. Però, in verità e sincerità, quando qualcosa è così sbagliato… di solito… mi eccita e mi fa impazzire!
    (Luca Zakk) Voto: 10/10
  • "Something Weird" è la nuova fatica discografica del quintetto di Brescia The Mugshots pubblicato per la Black Widow Records che segue tutta una serie di progetti dislocati tra compilation e Demo, alcuni autoprodotti ed altri sotto label italiane e non. La band propone un genere Alternative Rock dalle sonorità americane vecchio stile calcando un pò artisti di spicco come Alice Cooper, Joy Division, The Misfits, per citarne alcuni con l'abilità di aver aggiustato il tiro regalandoci un sound innovativo alla portata di tutti. Atmosfere ruvide contornate da una serie di contributi elettronici e tastiere rendono il progetto meno cupo e darkeggiante.
    Dodici tracce dalle intenzioni decise, che hanno l'obbiettivo di andare dritto al punto senza troppi complimenti, una linea vocale non sempre presente rende questo nuovo lavoro a tratti strumentale ma mai pesante e noioso. Un sound facile e diretto con spunti melodici "Scream Again", "Grey Obsession" ben assestati. Atmosfere energiche si possono apprezzare su tracce come The Circus, Ophis e altre. In sintesi, "Something Weird" è un cd che scivola bene, frutto di intesa tra i musicisti e buon tecnicismo dei singoli. Una band maturata con il tempo e dalle infinite risorse, a nostro modo di vedere e ascoltare!!
    Voto 75/100
     
  • Fra i top dell’annata rock, il nuovo album della horror band bresciana mescola il dark punk degli Stranglers alle influenze hard di Alice Cooper e Blue Öyster Cult, con ospiti da Venom, Counting Crows, Death SS fino a… Enrico Ruggeri e Delirium!
     
    Ruggeri“Televisione, radio, giornali e riviste / vi siete coalizzati per distruggere le menti…”. Ve lo ricordate il giovanissimo Ruggeri platinato che gridava “Che bello, è il lavaggio del cervello” coi suoi Decibel nel ’78? Già, erano gli anni caldi del punk e persino il cantautore milanese stava nell’infernal calderone. Dev’essersene ricordato anche lui di quei wild years, al sommo di una carriera da cantautore mainstream, scrittore, poeta, autore e conduttore televisivo, per aver accettato di prestare la sua (peraltro inconfondibile) grinta vocale a un brano del nuovo album di una band bresciana che urla ancora quell’idioma, ad anni luce di distanza nel tempo e (presumiamo noi) nel mondo di riferimento del Ruggeri attuale. Eppure l’impossibile è accaduto, e il brano (Sentymento, pare che mentre scriviamo il gruppo ne stia girando il video clip promozionale) è anche molto efficace e furioso, per gli standard del Ruggeri maturo. 
    Il quale – grande fan del gruppo bresciano, ci dicono – sul nuovo album dei Mugshots si trova in folta quanto minacciosa compagnia: Steve Sylvester (voce) e Freddy Delirio (tastiere e produttore del disco, nella foto a lato) dei Death SS, Matt Malley (bassista fondatore dei Counting Crows), Tony “Demolition Man” Dolan (bassista dei Venom), qui vocalist in un recitativo dello strumentale Dusk Patrol, Mike Browning (batterista dei death metaller Nocturnus AD, qui al theremin oltre che ai tamburi), insieme ad altri metallari nostrani, come  Ain Soph Aour (dei Necromass), Manuel Merigo (chitarrista dei compaesani In.Si.Dia), Andrea Calzoni (dei pure bresciani Psycho Praxis, hard prog sempre di casa Black Widow), che pennella del suo flauto An embalmer’s Lullaby Part. 2. Per finire con un vero decano della scena prog italiana: Martin Frederick Grice, dal ’72 flautista dei Delirium (in cui mosse i primi passi il giovane Ivano Fossati), che qui contribuisce a Grey Obsession, uno dei brani più originali del disco, con quel suo andamento psichedelico-orientaleggiante servito, oltre che dal flauto di Grice, dal basso di Malley e dal theremin (più percussioni) di Browning. Il quale ne parla (in questo clip di presentazione dell'album) come di un ritorno alle atmosfere di Planet Caravan dei Black Sabbath (io avrei citato una Miss Argentina di Iggy Pop, dal sottovalutato Avenue B, colle sue esotiche tablas), ma insomma l’effetto di distacco da un cliché sonoro quello è.
     
    Perché probabilmente Grey Obsession è anche il brano che si distacca più palesemente dal classico Mugshots sound: quelle radici horror punk/metal, ben piantate nella passionaccia del cantante/tastierista Mickey E. Vil e compagni per Alice Cooper (di cui nel precedente mini Love Lust And Revenge, prodotto da Dick Wagner, compianto chitarrista di Mr Bad Guy (e poi di Lou Reed), rivitalizzavano Pass The Gun Around, brano di Da Da, uno degli album degli ’80 meno amati dai fan dello shock rocker di Detroit. Radici che potrebbero ben spiegare il mazzo di ospiti da varie stagioni del rock duro italiano ed internazionale, ma che i Mugshots filtrano con un’eguale devozione agli Stranglers (con cui hanno anche suonato da supporter in tour), una delle band che ha arricchito la dark wave inglese tra fine ’70 e primi anni ’80 grazie ad una tecnica strumentale raffinata (quell’organo doorsiano di Dave Greenfield), “quasi prog” rispetto alla rozzezza dei tre accordi dell’epoca.
     
    “I feel it inside / There’s no need to hide…” (*)
    Una componente, quella dell’hard rock progressivo anni ’70, marchio di fabbrica dell’etichetta Black Widow che pubblica il disco, verso cui la band è stata guidata ad ampliare la propria tavolozza proprio dal guru di quest’ultima, Max Gasperini, il quale ha avuto il merito d’intuire che le notevoli doti compositive del cantante Mickey potevano esprimersi al meglio aprendosi verso forme sonore più ariose e complesse dello spettro sonoro che appunto va da Alice Cooper a Misfits/Danzig e Ripper. E che infatti ci aveva preannunziato circa un anno fa l’album ancora in gestazione dei Mugshots come un ardito ponte Stranglers/Blue Öyster Cult: due ere, due mondi che si saldano nell’evoluzione di un suono che li metabolizza per spingersi oltre.
     
    Aveva visto giusto: checché noi fan tendiamo a seguire le correnti che ci insegnano a distinguere (Iggy è il pre-punk, Alice Cooper e Blue Öyster Cult sono hard, Stranglers e Misfits punk/wave), i grandi hanno sempre mescolato le carte. Come già si rievocava in un nostro passato articolo, teniamo a mente che Lou Reed fece suonare in Berlin i chitarristi Wagner e Hunter ma anche i fiatisti jazz Brecker, il bassista dei Cream Jack Bruce e il tastierista dei Traffic Stevie Winwood, col batterista zappiano Aynsley Dunbar e il bassista Tony Levin, futuro crimsoniano. Eppure Berlin è il disco in cui si dice che Reed abbia ritrovato le atmosfere dei Velvet. Così come Iggy si è evoluto cantando con l’amico Bowie, che per esempio su Soldier lo affianca insieme ad Ivan Kral (Patti Smith Group), Glen Matlock (Sex Pistols), Barry Andrews (Xtc) e… ai Simple Minds! Eppure lui è sempre Iggy, evolve - oltre il punk e il metal - fino ad ospitare Medeski, Martin & Wood (sul citato Avenue B) e rimane se stesso con Josh Homme (nell’ultimo, sempre valido Post Pop Depression).
     
    Quindi, se siete arrivati fino in fondo al torrenziale excursus, non chiedete “per chi suonano le campane” (a morto) dei Mugshots: come direbbe Hemingway, esse suonano per voi, cioè per dar forma al rock del 2016, di cui Something Weird (che esce in cd e vinile con la copertina fumettistica che vedete in apertura, disegnata dall’horror-comic-rocker Enzo-HeavyBone-Rizzi, del quale qui a lato contemplate una sobria tavola) è sicuramente uno dei dischi da top 10 playlist. Un album svelto e compatto (poco meno di 49’) quanto policromo, in cui i molti ospiti arricchiscono senza strabordare, mostrando di saper uscire anche dai propri cliché. Ma, soprattutto, un album che condensa tutte le sfumature fin qui sviscerate in 12 brani energici, che si fanno ascoltare con piacere “pop” al di là di ogni categoria stilistica prog-metal-punk-wave, come testimonia (da un punto di vista tutto personale) il superamento dello spartano “test-d’ascolto-figlia-18enne-non-metallara”, al cui confronto impallidisce anche il Voight-Kampff test per stanare i replicanti di Blade Runner!
     
    Speriamo che se ne accorgano anche fuor d’Italia, questo è un disco che potrebbe girare bene a livello internazionale. Per gli horroristi navigati (italiani o non), si consiglia l'ascolto insieme alla lettura dell'antologia Il Cimitero dei Vivi di Poppy Z. Brite (Independent Legions)
     
    Mario G
     
    (*) versi da Sentymento, testo di Mickey E. Vil
  • I The Mugshots ritornano sulle scene, forti stavolta della quindicesima candelina spenta nel segno del loro nome. Ne avevamo parlato già ai tempi del breve ma chiaro Love, Lust And Revenge a questa pagina e adesso siamo di fronte ad un album completo non solo per numero di tracce ma per menti e partecipazioni esterne (Steve Sylvester, Ain Soph Aour, Enrico Ruggeri solo per citarne alcuni). Eliminiamo subito i dubbi per chi si avvicina ai The Mugshots per la prima volta: non siete dinanzi ad una band metal, i Nostri preferiscono il rock seppur imbottito da ambivalenti sfumature, puntano sulla teatralità e sulle ambientazioni, su tastiere ed effetti che però, dobbiamo ammetterlo, non tolgono mai spazio alla componente elettrica. Abbiamo parlato di teatralità e come non citare Alice Cooper, non solo per la presenza qui del produttore Dick Wagner storico chitarrista di Cooper, ma proprio per l’intenzione di rendere la musica un recital, un’espressione disegnata per un palco e una rappresentazione artistica che vada oltre il solito contenuto audio.
     
    Anche il termine rock sfuma, e non è solo a causa delle sfumature dance di Rain o degli effetti che compaiono in diversi momenti (affascinante in questo Ubique), crediamo che sia proprio il concetto di songwriting dei The Mugshots ad essere legato ad un’espressione da musical in cui già il degno Alice ha detto tantissimo. Ci arrivano colpi dritti come la strumentale Ophis che attinge prima dal punk rock, poi dalla new wave, o anche l’horror rock di Scream Again, ma pezzi come Sentymento, Grey Obsession o la pinkfloidiana (e bellissima) Pain non celano l’intento di scrivere musica per pochi. Difficile apprezzare al primo colpo i The Mugshots, vanno ascoltati più volte e carpita l’essenza di ciascuna traccia, l’espressione artistica che è stata iniettata nel singolo brano senza dover cercare quel riff o quel chorus a rischio di rimanere delusi. Un album da studiare e da ascoltare con la dovuta calma.
  • The Mugshots sono italiani, ma si formano a New York City nel 2001, durante una visita alla città. Il loro nome è stato ispirato dall'album DaDa del 1983, di Alice Cooper.
    "Something Weird" è il quarto album di The Mugshots, band che suona musica che parte dal rock per sconfinare verso il post punk, la new wave e il rock duro.
    Dalla copertina di Enzo Rizzi si evince l'amore per i fumetti, dai testi traspare la passione per l'horror e le musiche oscure. Daltronde l'etichetta "Black Widow Records" è un segno distintivo.
     
    Molti gli ospiti, tra cui vorrei citare Enrico Riggeri che canta sulla convincente "Sentymento" e Steve Sylvester dei Death SS che canta su "Scream Again". Gli altri ospiti li potete leggere nelle note.
    L'intro "Introitus" mi ha ricordato gli Stranglers: il loro connubio tra chitarra e tastiere, è il carattere distintivo della band, ed è presente in quasi tutti i brani. Un po' fuori dal contesto "Grey obsession", psichedelica ed introspettiva, nel suo ritmo rallentato e rarefatto.
    Interessante l'idea di diversificare le voci con l'utilizzo di diversi cantanti e filtri sulla voce.
    "Something weird" è un lavoro interessante per gli appassionati del genere rock con connotazioni post punk, accenni prog e memorie wave.
     
    Il cd ha la classica confezione jewel box di plastica, con un libretto interno di 16 pagina dove sono presenti i testi dei brani. Bella la copertina e il retrocopertina.
  • Quando un disco è estremamente eterogeneo mette in difficoltà chi ne deve scrivere. Parliamoci chiaramente: prima di tutto è difficilissimo che un disco che pesca a piene mani da molteplici generi mantenga una qualità elevata e omogenea, e secondariamente mette praticamente il redattore di turno con le spalle al muro. Come parlarne se non con un (noiosissimo) track by track? Ho la fortuna di collaborare con devi veri pesi massimi del giornalismo italiano e quindi da buon “apprendista” sono subito corso da una di queste colonne (quanti giornalisti metal italiani si possono ad oggi, considerare “storici”? Quattro? Cinque?) che mi ha consigliato di essere “creativo”. Lo deluderò, perché questo disco mi ha così confuso da inibire ogni mia fantasia, tanto sono dovuto restare concentrato sui continui salti stilistici che questi The Mugshots compiono tra i solchi digitali di questo CD intitolato ‘Something Weird’. E gli ospiti presenti in questo lavoro? Lasciamo perdere: un party di musicisti provenienti dalle più disparate realtà musicali. Insomma ci facciamo coraggio e proviamo a spiegarvi qualcosa di questo disco?

     

    Prodotti da Freddy Delirio (Death SS) i Nostri hanno come unico comune denominatore una certa musicale teatralità, sopratutto nel cantato particolare di Mickey E. Vil, sempre a cavallo tra un approccio punk e un cantato personalissimo che in più frangenti ricorda una sorta di ibrido tra Alice Cooper e l’altrettanto iconico Steve Sylvester. Per il resto che dire? Il… “resto”? Il resto è tutto e l’opposto di tutto: una ‘The Circus’ che ricorda i The Clash, ‘Rain’ che non può portarci alla mente che un certo sound dark ottantiano influenzato dal POP da classifica. Freddy Delirio presta i suoi tasti d’avorio per la terza traccia intitolata ‘I Am An Eye ‘, pure horror-prog, con il singer che “arrotonda” maggiormente la propria voce, rendendola maggiormente calda e profonda. Qui c’è di tutto, doom settantiano e dark metal, dark rock e un pizzico di progressive nell’ instancabile tappeto tastieristico di Freddy. Per quanto mi riguarda la palma come miglior pezzo del lotto è la bellissima ‘Sentymento’, canzone che ospita il mitico Enrico Ruggeri e che è uno splendido connubio tra i Decibel di ‘Contessa’ e il rock all’avanguardia di band come i Bluvertigo più sperimentali e “spaziali”. Come si prosegue? Con Steve Sylvester, Manuel Merigo degli In.Si.Dia, Mike Browning dei Nocturnus, Tony Dolan dei Venom Inc. e molti, moltissimi altri. La cosa ulteriormente spiazzante è che la band non usa poi in modo scontato tutti questi personaggi: è vero che ognuno di loro fa quello che sa fare meglio, ma calato in un contesto spesso spiazzante. Ecco che se allora (ad esempio) sperate di sentire sonorità progressive death nel pezzo che vede la partecipazione di Browning… bhe… resterete delusi, visto che il brano intitolato ‘Grey Obsession’ sembra estrapolato da quel capolavoro che risponde al nome di ‘Viaggio Senza Vento’ (Timoria, PolyGram, 1993).

    Come avrete capito “eterogeneità” qui è la parola dominante ma… la qualità? Non possiamo scrivere che la qualità sia alta e costante, con alcuni brani che non ci hanno convinto (quando la band si lascia andare alle proprie influenze punky e “caciarone”) e altre che invece – a detta di chi vi scrive – andrebbero esplorate e approfondite. Il flavour dark rock, con quelle fughe strumentali auliche e l’approccio vocale istintivo e caratterizzante sono ciò che ho apprezzato di più, con quelle montagne russe musical temporali che ci portano avanti e indietro nel tempo. Che dire ancora? Nella mia mente malata vedo la band cantare in italiano e proporre finalmente un qualcosa di nuovo e unico nel panorama tricolore. Ma forse sto esagerando nell’essere “creativo”.

  • C'è veramente qualcosa di strano ("Something Weird") nel progetto inedito targato The Mugshots. E' partendo dalla fumettistica copertina di Enzo Rizzi (quello degli albi Heavy Bone per intenderci) che inequivocabilmente si intuiscono le stravaganti velleità del quintetto bresciano; il cruento accostamento tra il ritratto in bianco e nero della band, il pietrificatore di Lodi Paolo Gorini e il killer clown John Wayne Gacy sintetizzano l'omaggio alla controversa spettacolarità dell'icona ispiratrice Alice Cooper, preannunciando le teatrali ed oscure vocazioni di Mickey E.Vil (voce e synth), Erik Stayn (tastiere), Eye Van (basso), Gyorg II (batteria) e Priest (chitarre). Scorrendo la scaletta ci accorgiamo che i confini sonori della band non si limitano alle solite trame heavy-gothic ma si addentrano decisamente in contesti più complessi rimandando a risonanze dai tratti psichedelici, progressivi e rabbiosamente punk.

    Sotto la produzione artistica di Freddy Delirio (Death SS, H.A.R.E.M.), per la realizzazione di questo terzo album The Mugshots chiamano a raccolta una significativa schiera di musicisti. Tra i numerosi contributi presenti, si apprezzano le incursioni del fletless dell'ex Counting Crows Matt Malley e del flauto di Martin Grice dei Delirium nella lisergica Grey Obsession, le evoluzioni canore di Steve Sylvester (Death SS) in Scream Again e quelle di Enrico Ruggeri in Sentymento. In tutto dodici tracce, di cui tre strumentali, composte in toto da Mickey E.Vil –estroso autore tra l'altro di apprezzati soundtracks di pellicole indipendenti canadesi- tra le quali vale la pena menzionare I Am an Eye (con Delirio alle tastiere) e la hard ballad Pain nella quale è presente un cameo del chitarrista Manuel Merigo dei metallici In.Si.Dia.

    “Something Weird” è un mugcaleidoscopio dai caotici colori rock che sorprende per ispirazione ed energia. Tastiere sugli scudi, riff potenti e ritmiche arrembanti caratterizzano un album che difficilmente consente distrazioni all'ascoltatore di turno. Un tourbillon emozionale di difficile catalogazione tanti appaiono i pertugi sonori aperti e chiusi nel suo istrionico svolgimento. Una prova divertente e convincente; decisamente qualcosa di stranamente interessante. Voto: 7/10

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